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Non avevo preso in considerazione l’idea di dover scrivere del “nuovo” lavoro di Jimi Hendrix. Come si fa a parlare con, e di, un alieno? Se lui l’Alieno, potendo, scegliesse di comunicare usando il tuo linguaggio ok, ma se tu devi usare il tuo misero bagaglio allora ti mancano i termini per descrivere ciò che stai ascoltando. So cosa state pensando: “che questo non è un nuovo disco di Jimi, che dovremmo lasciarlo in pace perchè sono anni che lo massacriamo con uscite spesso mediocri!" Avete ragione su tutto, ma parimenti torto. Perché? Perché roba così non se ne sentiva da anni.
People, Hell And Angels è frutto di sessioni del tutto inedite, remasterizzate magistralmente da Eddie Kramer. Il chitarrista stava lavorando meticolosamente allo step successivo di Electric Ladyland prima che il nefasto 18 settembre del 1970 chiudesse per sempre il capitolo più devastante del rock. Se è vero che i miti non muoiono mai allora questo è il motivo per cui oggi ci ritroviamo qui a parlare ancora di lui: l’uomo che in assoluto ha stravolto il modo di suonare la chitarra elettrica.
Si parte sulle note di Earth Blues ripulita e diretta come un treno passando per Somewhere, esempio magistrale nell’uso del wah-wah. Non che sia una novità, se la chitarra è il prolungamento sessuale di Jimi, il wah-wah è il suo seme vitale. La versione di Hear My Train A Comin’, qui più nera e funky, lascia partire un brivido che risale su per la schiena. Jimi la canta benissimo, depurandola da inutili lungaggini giustificate solo dal vivo, condensando in cinque minuti questo blues cannibalizzato dalla chitarra e da quella voce nasale che, da soli, valgono l’acquisto del disco. Meglio fa Bleeding Heart, ispirata e profondamente immersa nelle radici del blues. Hendrix, più che un funambolo della chitarra, un innovatore e musicista eccelso, è un compositore di blues d’eccellenza. Ma se questo è ciò che conosciamo meglio di lui, le chicche vanno ricercate in brani come Let Me Move You, un funky infuocato arricchito da fiati acidi e chitarre abrasive che non mollano mai la presa. Altro esempio è Mojo Man, una take atipica, sghemba e inaspettata.
Valleys Of Neptune vi aveva fatto sobbalzare dalla sedia? Bene, queste dodici tracce, registrate perlopiù tra il 1968 e il 1970 ai Record Plant Studios di New York, ricombineranno il vostro DNA scoprendo il fianco di un musicista stanco del rock classico e già proiettato in una dimensione altra. La ricerca di nuove sonorità e le numerose collaborazioni con altri musicisti ci regalano un Jimi molto più scuro, funky e dilatato, che ama comporre brani dalle strutture complesse e dagli arrangiamenti ricchi. Troverete il suo solito stile inconfondibile che muta pelle proprio mentre le note scendono come una fragorosa cascata (Izabella). Chiude l’irresistibile Villanova Junction Blues, strumentale che Hendrix suonò in chiusura a Woodstock con Larry Lee alla seconda chitarra. Una ballata delicatissima che mostra il suo animo più delicato dimostrando, se mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto il mancino di Seattle fosse capace di cesellare melodie dolcissime a dispetto di chi l'ha sempre bollato come un fragoroso chitarrista.
Per quanto difficile da credere People, Hell & Angels è un lavoro fresco che mostra un Hendrix vivo, energico e con la voglia di scoprire nuovi sentieri aprendosi completamente al flusso magmatico del suo immenso cuore musicale.
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