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Il sassofonista capitolino, Fabrizio D'Alisera, dopo le varie esperienze lavorative che lo hanno visto affiancare jazzisti del calibro di Buster Williams e George Cables, prendere parte ad iniziative come l'Umbria Jazz Clinics o suonare in veste di membro stabile della Roma Big Band, esordisce sul mercato discografico con ”Mr. Jobhopper”. Scritto e arrangiato interamente dallo stesso D'Alisera, l'album è composto da nove tracce che, in meno di un'ora, esplorano varie sonorità, rendendo il lavoro eterogeneo, sebbene sempre unito dalla presenza del sax tenore, vero protagonista dell'intera opera. Prodotto dall'AlfaMusic Studio, “Mr. Jobhopper”, è un disco che bilancia con intelligenza la tradizione jazzistica e il nuovo modo di rapportarsi ad essa attraverso l'esecuzione. Oltre D'Alisera, compongono il quintetto: Karim Blal al piano, Martino Onorato all'hammond e fender rhodes, Giulio Scarpato al contrabbasso e basso elettrico e Tiziano Ruggeri alla tromba e filicorno lirico. Vicino alla corrente jazzistica del Neobop, l'album vede la firma, nelle note di copertina, di due grandi musicisti che elogiano il lavoro d'esordio del sassofonista, Max Ionata e Marco Tiso. Entrambi si soffermano sull'originalità e freschezza delle composizioni che, sebbene debitrici della tradizione, sono concepite e suonate in modo tale da risultare originali e nuove.
L'album inizia con l'omonima Mr. Jobhopper, letteralmente “colui che cambia lavoro di continuo”. Sembra di sentirla, attraverso le note, quella frenesia, quel continuo movimento, grazie anche al ritmo veloce del pezzo e alla batteria che sembra quietarsi solo verso il finale. Second One, invece, ha una melodia più languida, nella quale tutti gli strumenti hanno un momento da protagonista per poi unirsi coralmente in chiusura. Le successive Night Journey e Straight hanno rispettivamente sonorità che rimandano alla bossa e allo swing, esempio di come D'Alisera e il suo quintetto siano a proprio agio nel rapportarsi a diversi generi. Rubber Groove con il suo sound rock dovuto al basso elettrico di Scarpato, ha venature funky nell'uso dei fiati e della batteria. Si prosegue con l'onirica Perchance to Dream nella quale il piano, suonato da Blal, assieme al filicorno lirico di Ruggeri, si avvicendano al sax caldo e avvolgente di D'Alisera. Molto bella la copertina dell'album, in grado di riprodurre il movimento che suggerisce il titolo stesso e che ricorda i celebri lavori del designer Saul Bass, maestro indiscusso nel realizzare locandine o sequenze introduttive di film come “Bonjour Tristesse” (1958) di Otto Preminger o “Vertigo – La donna che visse due volte” (1958) di Alfred Hitchcock.
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