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“The Blue Fairy Mermaids Princess” non è propriamente un album. È una fotografia che cattura un preciso momento della carriera musicale di Micah Gaugh (voce, piano, sassofono), Daniel Bodwell (contrabasso), Kevin Shea (batteria). Il momento in questione è il triennio che va dal 1994 al 1997 e che corrisponde al periodo in cui il trio suonava insieme, esibendosi a New York. Tutto, però, è iniziato nel 1991, quando Micah e Daniel si conoscono alla Big Band Jazz Ensamble di Pittsburgh. Mentre i due suonavano in un gruppo rap, i Tortoise Interruptus, incontrano Kevin e inizia così la loro collaborazione. Il primo nome della band, accompagnata all'epoca dal chitarrista Oliver Kollar, era 40 Stories, in omaggio alla raccolta di racconti dello scrittore statunitense Donald P. Bartheleme. Le dodici tracce che compongono l'album, prodotto dall'etichetta Africantape ma distribuito in Italia dalla Goodfellas, altro non sono che il certosino lavoro di Julien Fernandez, amico di lunga data di Shea e membro della casa discografica, al quale è toccato, nel 2011, l'arduo compito di setacciare le quattordici ore di materiale registrato e inutilizzato, nel tentativo di selezionare i brani che danno vita al disco.
Micah Gaugh non è solo un musicista, ma un'artista che si divide tra pittura, scrittura e musica. La sua poliedricità è riscontrabile nell'album sia per le sezioni melodiche che per quelle testuali. Dall'amore al desiderio passando per il dolore, i brani che accompagnano le improvvisazioni riflettono il mondo interiore di Gaugh. La sua voce colpisce l'ascoltatore per il modo unico in cui viene modulata. A metà strada tra il canto di un ubriaco innamorato e disilluso, come in You and Me and Me, e di un cantastorie, come in Molly. Ogni improvvisazione è costruita attorno alle strutture delle canzoni e se c'è da trovare una pecca è la ripetizione degli stessi schemi sonori che intaccano l'originalità avanguardistica e sperimentale dell'intero progetto. Non trascurabile, inoltre, è la bassa qualità delle registrazioni non curate sufficientemente. Un vero peccato se si pensa che nel disco sono contenuti brani validissimi e bellissimi come Oh When My Lady Comes, dove il sax introduce la voce di Gaugh che segue la sua medesima melodia e gli lascia spazio nel finale per sfumare nella traccia successiva, Fly, dove il piano mantiene la linea della composizione mentre le percussione procedono disordinate e irriverenti per allinearsi alle note solo nella conclusione. La natura di improvvisazione delle registrazioni casalinghe è evidente in brani come Girl, dove contrabbasso e percussioni si dividono la scena, e Cigarette, nella quale la batteria di Shea è la protagonista della scena, nelle quali sono facilmente riscontrabili voci di sottofondo o vere e proprie conversazioni. Se volessimo azzardare potremmo definire il free jazz, che contraddistingue i brani di “The Blue Fairy Mermaids Princess”, l'equivalente sonoro del frastagliato mondo dello scrittore di “Atti innaturali, pratiche innominabili”.
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