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Bill Fay
Life Is People
2012
Dead Oceans
di Chiara Felice
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“A quel tempo qualcuno mi disse che la loro politica era quella di lanciare più pezzi di fango possibile al muro, nella speranza che qualcuno di questi riuscisse ad attaccarsi”. Immagine immediata che rende perfettamente l'idea di quello che era l'approccio delle case discografiche negli anni magici che vanno dai Sessanta alla prima metà dei Settanta. A leggere un'affermazione del genere oggi, non si può fare a meno di trattenere un sorriso amaro, amarissimo visto lo stato attuale della discografia. Ma evitiamo di aprire discussioni che ci porterebbero in tutt'altri lidi e cerchiamo di restare sul tema, anche perché l'affermazione dell'inizio arriva da uno di quegli artisti che si è ritrovato molto presto per terra, tanto per usare la stessa metafora del lancio del fango sul muro. Già, perché il secondo lavoro di Bill Fay, Time Of The Last Persecution (1971) venne schiacciato dalla critica e in gran parte rimbalzato anche dal pubblico. Da lì il silenzio. Verso la fine degli anni Novanta viene riscoperto, rimanendo comunque artista di nicchia come è sempre stato; tra i suoi estimatori un ruolo molto importante lo avrà Jeff Tweedy dei Wilco che ritroveremo anche nell'ultimo album in studio di Fay.
Sono passati quattro decenni dall'ultimo lavoro e questo Life Is People arriva come un'inondazione silenziosa; il primo ascolto mi ha fatto tornare alla mente l'accompagnamento musicale che un altro Bill (Frisell) ha creato per il documentario di Bill (e così abbiamo il trittico) Morrison, The Great Flood: staticità assoluta ed una spiritualità che scorre tra gli anfratti della nostra coscienza. Be At Peace At Your Self mi ha aperto la strada a questo collegamento, ma del perché il rimando sia stato così improvviso, strano e si sia palesato proprio su questo pezzo piuttosto che su una più adatta Cosmic Concerto non è dato saperlo. L'inizio aperto e solare del disco con There Is A Valley viene subito eclissato da uno dei pezzi più marcatamente scuri e belli dell'intero album: Big Painter con il suo taglio teatrale e l'andamento lento come quello di una verità svelata solo in parte, avrebbe potuto ritagliarsi uno spazio nell'ultimo album di Nick Cave (altro ammiratore di Fay). L'intero album rimanda direttamente o meno al rapporto con Dio e, inevitabilmente, con il creato, ed è un disco che in parte permette a Fay di riconciliarsi con se stesso e con il circostante, anche se la commovente The Healing Day in realtà ha il sapore di un epitaffio e il testo, che non lascia pensare ad un nuovo e finalmente pacifico futuro sulla terra ma bensì a ciò che secondo molti dovremmo trovare oltre questa vita, lascia addosso una sensazione di malessere che nemmeno la soffusa e delicata voce di Fay riesce a placare. Life Is People potrebbe essere, per certi aspetti, una sorta di Time Of The Last Confession (tanto per parafrasare gli inizi di Fay) e trova nel solo pianoforte e voce di Jesus, Etc. la sua più alta manifestazione. City Of Dreams è, insieme a Big Painter uno dei pezzi più interessanti del disco, lasciati all'angolo dall'ampio respiro e la facile presa di brani come Cosmic Concerto (che ha un crescendo alla Sigur Ros), There Is A Valley e The Healing Day.
Sono passati quarant'anni, la discografia è cambiata completamente, non si gettano più infiniti pezzi di fango sul muro nella speranza che qualcuno di questi attacchi, se si potesse ancora fare Life Is People avrebbe buone possibilità di restarci appiccicato.
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http://www.youtube.com/embed/9nAvcIhvoHg
18/08/2012 -
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