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Paramore
Paramore
2013
Fueled By Ramen
di Antonella Frezza
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Paramore è uno di quei dischi attesissimi. Vuoi perché era dal 2009 che la band di Franklin, Tennessee, non pubblicava un album; vuoi perché è il primo lavoro senza due dei membri fondatori, i fratelli Josh (chitarra) e Zac (batteria) Farro; vuoi perché, molto semplicemente, i Paramore possono contare su una solidissima fanbase mondiale che adora i loro pezzi e non ne ha mai abbastanza. Sta di fatto che a questo giro di boa ai tre superstiti, la coloratissima frontwoman Hayley Williams, il chitarrista Taylor York e il bassista Jeremy Davis, toccava mantenere alto il buon nome del gruppo e dare alle stampe un album che soddisfacesse le aspettative.
Il quarto full-length dell'ormai trio si chiama proprio come loro, quasi a voler dire “siamo ancora qui e non abbiamo intenzione di andarcene”. In cabina di regia c'è Justin Meldal-Johnsen (Beck, Nine Inch Nails, Macy Gray) che ha ben saputo interpretare la volontà dei musicisti di rinnovarsi, producendo diciassette brani piuttosto eterogenei e con sonorità nuove alla band. Dei vecchi Paramore è rimasta la voce fresca e riconoscibile della Williams, che si destreggia ormai con disinvoltura tra chorus di facile presa che hanno fatto la fortuna della formazione, le solite chitarre frizzanti e spigliate e le melodie pop facili da ricordare. Quattro anni però sono passati dall'ultimo Brand New Eyes e in questo tempo la macchina della musica mainstream è andata via via rivolgendo il suo interesse dalla scena alternative pop-punk-rock a un sound più ovattato e ballabile a base di synth ed elettronica. Elementi che fanno la loro parte anche in questo nuovo disco, dando ai brani una veste certamente più attuale e trendy, senza però spogliarli della personalità ed esuberanza targate “Paramore”, appunto. E parlando di esuberanza i nostri non si sono certo fermati a qualche sintetizzatore più del solito: pare gli piaccia parecchio anche l'ukulele, dolce protagonista di tre brevi interludi, come una leggera ed improvvisa brezza estiva a scompigliarti i capelli. C'è spazio poi per qualche guizzo post-punk in Part II e Future, non male.
Ah, ci sono anche dei cori gospel (sì avete letto bene) in Ain't It Fun, uno dei brani di questi nuovi Paramore che sorprende di più. Le previsioni sono rosee per i tre ragazzi del Tennessee.
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15/04/2013 -
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