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Lei si chiama Christine Owman, è una violoncellista svedese che viene da radici classiche e sinfoniche, ma che da qualche tempo ha abbracciato modalità espressive proprie della musica sperimentale che prevedono anche un particolare utilizzo della voce, che risulta filtrata attraverso effetti elettronici. Il suo nuovo album, il terzo in ordine cronologico, si intitola Little Beast ed è il primo per la Glitterhouse. In un certo senso è il disco della maturità, potremmo dire, per quanto Christine non rinunci mai alla sua vena folle e al ricorso ad arrangiamenti volutamente azzardati, sempre a carattere visionario. Ciò nonostante Little Beast possiede una sua unità compositiva e procura un impatto notevole nell’arco di dieci brani oscuri ed inquietanti, ma decisamente ricchi di fascino e di personalità.
A metà strada fra certe cose di P.J. Harvey e le atmosfere dark di una Soap & Skin, le note di copertina ci rivelano che Christine Owman ha suonato la chitarra, il violino, il violoncello, il basso, la melodica, il pianoforte e le percussioni sul disco, ma una delle sue caratteristiche più innovative è quel suo modo di far derivare suoni da una sega, strofinata con un archetto. Un’artista completa, che si è prodotta il disco da sola, e che si muove a suo agio all’interno di un repertorio difficile che scava l’anima, con coraggio. La Owman non teme sorprese anzi, al contrario le cerca e le trasforma in musica, attraverso suoni cadenzati e pesanti e una vocalità roca che a tratti però raggiunge momenti sublimi. L’album prevede uno special guest del calibro di Mark Lanegan che - dopo aver pubblicato diversi dischi con Isobel Campbell - si è orientato verso una collaboratrice femminile decisamente diversa. E dopo aver sentito cosa sono stati in grado di fare i due insieme su One Of The Folks e su Familiar Act, due ballate altamente struggenti, a dir poco bellissime, bisogna dire che il buon Lanegan ci ha indovinato. Molto belle anche la percussiva e disturbante Deathbed, pervasa da un drum beat ossessivo, l’incantevole, sofferta Fear And The Body e Day 1, una ballata acustica dilaniata da arrangiamenti talmente inquieti da far venire i brividi.
Album da ascoltare con estrema attenzione, destinato a far parlare di sé, a dividere quanti lo ascoltano. Possiamo assicurare solo che quanti lo apprezzeranno, ed io sono fra questi, lo potranno fare solo in modalità estrema e totale.
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