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The Knife
Shaking the Habitual
2013
Rabid Records
di Giulia Surace
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E’ tempo di cambiamento per il duo formato da Olof Dreijer e Karin Dreijer Andersson in arte The Knife. Già perché come suggerisce la scelta del titolo del nuovo album “Shaking the Habitual”, è giunto il momento di voltare pagina e aprire forse una piccola parentesi nella loro esperienza discografica nata nel 2001 con l’album omonimo “The Knife”. In questo periodo lungo poco più di un decennio, infatti, i poliedrici artisti svedesi sono riusciti a farsi strada con successo nello scenario synth-pop internazionale, fino ad approdare nel 2013, anno scelto come svolta nei confronti di tutto ciò che era “abituale”, almeno per loro. Con un album concettuale, dalla grafica vignettata e psichedelica, gli innovativi Knife sfornano un piccolo capolavoro per il genere, un prodotto che si presta bene all’ascolto, in cui si intuiscono facilmente le loro intenzioni. Chi aveva pronosticato il solito schietto gusto elettro anni 80, tipico di “Deep Cuts,” si sbagliava. A mutare profondamente sembra siano i codici comunicativi sia le basi a partire dalle quali gli artisti svedesi rideclinano le visioni caotiche che già pervadevano i loro foschi pezzi dal sapore di ‘Nord europa’, riaffidandoli comunque alle classiche manipolazioni elettroniche.
L’ascolto del loro nuovo ‘nato’ ci immerge in un’ atmosfera totalmente allucinata, quasi da esperienza mistica: a portarci per mano attraverso questa percezione huxleyana sono le prime due tracce A Tooth For An Eye e la vertiginosa Full Of Fire (singolo promo del disco), entrambe degne dello stile di Björk, sfoggiato in “Volta”, immerse in una realtà tutto sommato di facile fruibilità. Successivamente si dipana il ritmo tribale dei tamburi e dei flauti andini di Without You My Life Would Be Boring, entrando così nel caotico viaggio offertoci dal gruppo. Addentrandoci nel clue dell’album incontriamo l’introspettiva e darkeggiante Wrap Your Arms Around Me e l’altrettanto oscura Stay Out Here dalle voci distorte e sinistre. Difficilmente trascurabile è la traccia ambient Old Dreams Waiting To Be Realized di ben 19 minuti di durata.
Enigmatico e complesso, come potrebbe risultare a un orecchio superficiale, quello dei Knife è invece un album piuttosto maturo, fatto di un crescendo di pathos, cadenza ipnotica e sequenze ritmiche: “Shaking The Habitual” è un intrigante viaggio musicale che esprime un genere di comunicazione sui generis dalla capacità evocativa talmente forte da risvegliare le facoltà spirituali. La trovata della coppia più misteriosa dell’elettronica svedese procede a pieni voti. Ai due va un plauso per non aver ceduto alla creazione di un disco senza senso, quelli che si fanno tanto per far numero, scarno di una qualsiasi particolarità artistica. Probabile pietra miliare dell’anno corrente.
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19/04/2013 -
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