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Atteso nuovo album per Iggy & The Stooges, a sei anni di distanza dal discusso The Weirdness che, a dire il vero, porta la firma dei soli Stooges. Dopo la morte di Ron Asheton però, Iggy ha deciso di continuare a mantenere in vita il gruppo richiamando James Williamson, il chitarrista di Raw Power, che nel frattempo lavorava come ingegnere nella Silicon Valley. Da allora in poi tanti live show, ma nessun album vero e proprio, anche se circolavano con insistenza voci sul fatto che il duo Pop/Williamson stesse scrivendo delle nuove canzoni. Finalmente ci siamo: esce Ready To Die, praticamente quaranta anni dopo i giorni di Raw Power e la differenza si percepisce tutta, quasi come se il tempo - una variante che fin qui è sembrata non esistere nell’universo incantato dell’Iguana - cominciasse a far sentire di colpo il suo ineluttabile peso.
Intendiamoci, sul piano vocale Iggy è ancora all’altezza della sua fama e anche i riff che scaturiscono dalla chitarra di Williamson sono graffianti e potenti come una volta. Manca però la forma-canzone, i brani del disco sembrano accatastati uno sull’altro con tanto mestiere ma con poca ispirazione e scarsa intensità. L’apertura, riservata a Burn il nuovo singolo, invoglia all’ascolto perché il brano, un garage punk a tinte forti, appartiene di diritto al repertorio Stooges. Il resto dell’album però è un po’ deludente: c’è tanta voglia di rifare Raw Power, ma il risultato finale si avvicina di più a Kill City, l’album che Iggy Pop e James Williamson pubblicarono dopo la fine dell’avventura come Iggy & The Stooges. Alla ferocia distruttiva e ribelle dei testi di canzoni come Burn, Job, Gun e di Ready To Die non corrisponde la stessa determinazione sul piano compositivo.
La copertina ritrae Iggy che indossa una cintura piena di candelotti di dinamite ed è pronto a morire nella sua guerra contro il mondo intero. Sembra che l’ispirazione di Ready To Die sia stata dettata da un fatto di cronaca che ha colpito l’Iguana: un gruppo di pensionati sono stati scoperti in una bettola giù in Georgia mentre pianificavano un attentato contro un edificio governativo. Iggy ha voluto dare voce alla disperazione e alla rabbia di queste persone, di quanti hanno perso il lavoro e non hanno più certezze. Ecco il motivo allora di liriche come “If I had a fuckin’ gun/ I could shoot every one”, o ancora “I’m shooting for the sky/ because I’m ready to die”. Iggy resta la rock star “with no gratitude and no belief” e getta il suo sguardo severo sugli Stati Uniti d’America quando sul video clip di Job, vestito da spaventapasseri, canta “I got a job/ but it don’t pay a shit/ I got a job/ but I’m sick of it”, scaglia una pietra tombale sulla speranza di chi vuole credere ancora con un laconico “There is no God in this crowd” e si lancia quindi - neanche fosse un’adolescente alle prime scoperte sessuali - sull’elogio della quarta misura di reggiseno (alla Dolly Parton, tanto per capirci) su Dd’s. Sotto il profilo musicale Sex And Money è una gradevole ballata impreziosita dal sax di Steve MacKay, mentre l’inizio di Job sembra ricordare Loose ma poi si perde in un rock and roll anonimo. Gun e Beat That Guy sembrano degli outtake di Kill City, quasi come se il duo Pop/ Williamsono non sapesse staccarsi da quel periodo. Unfriendly World è una slow ballad agghiacciante: la voce di Iggy melliflua sullo sfondo di una chitarra hawaiana che canta quanto è cattivo il mondo... Ready To Die è un hard rock tonante che cerca di mettere insieme i rimasugli di una epoca felice, mentre si rivela più che trascurabile il riff di Dd’s. Le sorti dell’album vengono risollevate sul finale grazie a Dirty Deal, un garage rock di chiara impronta psichedelica e a The Departed, una ballata acustica dedicata a Ron Asheton in cui Iggy sembra Johnny Cash, un pezzo che si apre e si chiude con il riff di I Wanna Be Your Dog. Un brano autocelebrativo? Forse, ma di certo una delle cose migliori del nuovo album che si risolve in soli 35 minuti di musica e manca di coesione drammatica al momento dell’impatto sonoro.
Un momento di stasi creativa? Una fase di passaggio di Iggy che è ormai un crooner nei suoi album solo e che poi torna a fare del punk rock con gli Stooges? Di certo c’è qualcosa che manca su Ready To Die e non me la sentirei di consigliarne l’ascolto a qualcuno che mi chiedesse un album che fosse rappresentativo del suono Stooges.
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