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“10”: numero magico, caricato di disparati significati dalle religioni, dalle tradizioni, dagli sport, dalle società. Emblema della completezza e della fantasia, sintetizza egregiamente il traguardo minimo cui molte band vorrebbero almeno arrivare, traguardo minimo raggiunto in maniera ineccepibile dai Devocka. Band ferrarese, dal sound estremamente aggressivo e variegatamente intrigante, essi si distinguono da altre formazioni del nostro underground per un certo purismo, una certa attitudine a rimanere ciò che si è e ciò che piace essere, senza imbellettare la propria essenza con rimedi spesso poco incisivi, se non deleteri per la propria immagine. Grezzi ma eleganti, i Devocka cercano di lasciare un'impronta decisa sugli ascoltatori, a cominciare dal nome, di assoluto impatto, preso in prestito dall' “Arancia Meccanica” di Burgees (e poi anche di Kubrick). È tuttavia il sound, l'amalgama degli strumenti che nel loro dimenarsi creano un'armonia energica, tesa, sferzante e sferzata da un cantato-recitato-urlato spesso da brividi, l'arma, nemmeno troppo segreta, del gruppo. Soluzioni affascinanti, rese anche più stimolanti dai testi, impoetici eppur distinti, non sobri, ma mai beceri.
Quello dei Devocka è un rock alternativo, che è anche un po' punk, un po' (nu) metal, un po' indie, un po' hardcore. È rock, sostanzialmente: le etichette sono a volte solo nomi vacui. “10”, disponibile per il download dal 10 aprile sul loro sito, vuole essere la “festa virtuale” per omaggiare il nucleo della prima decade di carriera. Un nucleo riassunto in dieci brani tratti dai tre album finora pubblicati “Non sento quasi più” (2006), “Perché sorridere?!” (2009) e “La morte del sole” (2012), più una cover de Il Santo Niente (“Maelstrom”) e l'inedito “Altrimenti”, rispettivamente prima e ultima traccia del cd. Una sorta di 'meglio di' che si spera possa fare da ponte tra questi anni iniziali ed i prossimi, ancora pieni di musica, coraggio e passione.
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