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Un album davvero particolare , un disco di altissimo livello che sembra restituire voce alla memoria di Woody Guthrie e - attraverso lui - agli hobo, quei musicisti itineranti che raccontavano tanti anni fa le storie di quanti non avevano voce, dei diseredati , di chi viveva ai margini negli Stati Uniti d’America. E’ passato tanto tempo da allora, è vero, ma la crisi economica ha portato ad una crescita del numero delle persone senza lavoro, senza casa, e senza un futuro. E’ a loro che Steve Earle, 58 anni, un autore che non ama i grandi palcoscenici della scena internazionale, ha dedicato questo The Low Highway, un album molto roots ma intenso e vibrante come raramente ci capita di ascoltare.
La title track è un country-blues di ottima fattura, una ballata dolente ma a dir poco magnifica. Spruzzate di vecchio rhythm & blues e una buona venatura di rock and roll costituiscono l’anima di Calico County, mentre Invisible è una delicata folk ballad, una perla acustica che ha come protagonista un homeless, un gran bel pezzo, sofferto ma dotato di una grande struttura armonica, un brano che dà luce a tutto l’album. Steve Earle è un grande songwriter, un musicista raro, uno dei pochi che sa ancora come scrivere belle canzoni. Warren Helmar’s Banjo attinge ad atmosfere tipiche del vecchio bluegrass, è un pezzo non molto lungo, ma davvero ben congegnato, mentre 21st Century Blues è un rock blues di pregevole fattura, tirato quanto basta e felicemente ispirato anche nelle liriche.
Da ascoltare anche Love’s Gonna Blow My Way e After Mardi Gras, due country balladsben confezionate che vedono il sostanziale apporto dei Dukes e delle Duchesses, in pratica la sua live band che si è trasferita interamente in sala di registrazione e che si avvale di nomi quali Eleanor Whitmore, al violino, Chris Masterson, Kelley Looney, Will Rigby e Allison Moorer che collabora con Steve alla voce. Un album da non mancare, il cui ascolto riconcilia con la buona musica.
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