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Simona Gretchen
Post-Krieg
2013
Blinde Proteus
di Eugenio Vicedomini
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Dopo ben quattro lunghi anni di attesa, Post-Krieg è il secondo album di Simona Gretchen (al secolo Simona Darchini). In passato, la giovane cantautrice faentina aveva ricevuto moltissimi attestati di stima da parte di critica e di pubblico con il suo album d’esordio intitolato Gretchen Pensa Troppo Forte (2009). A dire il vero, durante questi ultimi anni, Simona ci aveva regalato pochissimi segnali di vita: il brano Krieg nella compilation La Leva Cantautoriale degli Anni Zero, il singolo Venti e Tre, e la bellissima cover dei Velvet Underground intitolata Venus In Furs arrangiata in chiave gotica (sembra quasi di ascoltare Siouxsie che canta sotto la regia di John Cale). La Gretchen ha scelto per questo progetto di avvalersi della collaborazione di Nicola Manzan (Bologna Violenta), Paolo Mongardi (Zeus! Fuzz Orchestra) e Paolo Raineri (Junkfood). Il disco è stato prodotto dalla Disco Dada alla quale si è affiancata la label della stessa Simona, la Blinde Proteus. Post-Krieg è un concept, album di appena mezz'ora, molto intenso, ricco di atmosfere buie e claustrofobiche, incentrato sul tema del conflitto esistenziale. Una riflessione cruda e nichilista, che prende forma in musica. Nelle sei tracce del disco, Simona ci racconta le inquietudini ed il disagio avvalendosi di metafore e rimandi letterari (Palahniuk). Il disco sgomenta ed intriga allo stesso tempo sin dall'incipit In, brano recitato in lingua tedesca che anticipa le atmosfere noisy della title-track Post-Krieg in cui l’ascoltatore viene traghettato in un rito musicale a base di riff psicotici ed un basso martellante. Il successivo Hydrophobia si richiama ai CSI più elettrificati in cui il declamare ipnotico della Gretchen si erge sopra al ritmo tribale ed incessante dei tamburi ed alle cavalcate elettriche di chitarre distorte: “Ingenuo è chieder scusa se a giorni alterni si tenda alla promiscuità quanto alla clausura. La verità trascende i gesti eppure morde più del cane che ringhia senza tregua e non accetta cura”. Ad un inizio così cupo e triste segue la meravigliosa malinconia di Enoch (a mio avviso uno dei brani migliori del disco): una ballata strumentale dal sapore medievale caratterizzata dal violino di Nicola Manzan e dal basso martellante a scandire la solennità del brano in un climax finale da lasciare senza fiato. Chiude questo convincente lavoro il bellissimo il trittico di Everted (I,II,III), quasi un punto di congiunzione tra il l’indie-rock italiana degli anni novanta (Ustmamò), le sperimentazioni sonore kraut-rock dei primi anni Settanta e le atmosfere dark.
Peccato una produzione che, a mio avviso, ha penalizzato nel missaggio finale la bellissima voce della Gretchen troppo spesso relegata in secondo piano ed offuscata dagli altri strumenti. Nonostante ciò, reputo Post-Krieg un bellissimo ritorno. Un disco molto intenso, da ascoltare in solitudine, ad occhi chiusi.
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24/05/2013 -
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