|
Una cavalcata di pochi anni, per l’esattezza un lustro, e poi se ne persero le tracce nell’oceano della seconda metà degli anni ’80, quando forse l’Italia spostava l’attenzione verso altri generi musicali. Ma a venticinque anni di distanza, e soprattutto in un periodo di storico revivalismo dark/new-wave contagiato come al solito dalla moda made in Uk, il recupero della discografia dei Viridanse è una mossa azzeccata. E questo vale sia per chi la band alessandrina la conosceva già, sia per chi, come me, passa dal primo ascolto. “Gallipoli 1915 e le Altre Storie” è un doppio disco che ripercorre le varie tappe, facendo una sosta temporanea nei profondi eighties e scavando nella musica underground italiana e di qualità. Trattandosi di una raccolta fioccano le rarità ed i live, ed allo stesso tempo sono presenti un buon numero di inediti: ma la bellezza dell’uscita discografica sta nel ripresentare quel sound tipico dell’epoca, originale. Aspettatevi quindi una batteria completamente nuda, un basso sempre ordinato, le chitarre costantemente in primo piano ed ogni tanto una pizzicata leggerissima di drum machine.
Ma qui una considerazione a parte va fatta sulle due facce del lavoro. Una prima metà – quella di “Benvenuto Cellini” del 1984, vero punto forte – di impronta post-punk, sonorità ruvide tra il misticismo e la solennità, derive al limite del progressive, arrangiamenti ridotti all’osso ed atmosfere cupe, avvolte da una voce ombrosa. Justine, Vaso Cinese, la stessa Benvenuto Cellini sono veri e propri mostri sacri ai quali si aggiungono episodi live come la furia alienante di Gallipoli 1915. Gli accostamenti ai Diaframma, per non parlare dei numi Joy Division, sono forti. Poi invece trovi una seconda metà, “Mediterranea” del 1985, molto più fluida nello scorrere: maturità acquisita evidente dai testi (che diventano la punta di diamante) e dalla pulizia vocale accompagnano melodie più rotonde, esempio ne sono Sheherazade e Terra di Sempre. Apparentemente si perde quella rabbia che affiorava agli albori, facendo invece parecchia attenzione all’elaborazione degli arrangiamenti ed ai ritmi. E qui i richiami ai primi Litfiba rimbombano come un eco. In sostanza, la ristampa di “Gallipoli 1915 e le Altre Storie” è un bel biglietto di viaggio diretto negli anni ’80, quelli originali, per ripescare (o scoprire, per i più giovani) una piccola pietra preziosa della scena underground italiana.
|