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Riverside
Shrine of New Generation Slaves
2013
Inside Out Music
di Rachele Sorrentino
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Il gruppo progressive metal polacco dei Riveside con il suo quinto studio album entra nel mercato sotto la stella della Inside Out, casa discografica specializzata nella produzione di dischi progressive rock e metal. L’album funge da sottofondo a una ricerca interiore, a una lotta psicologica tra apparenza e realtà, connotata da una forte denuncia del frivolo contesto giovanile odierno che si risolve in un’ottica speranzosa attraverso una catarsi rigeneratrice. Schiavo del contesto in cui vive, l’uomo moderno cade in uno stato depressivo e confusionale che lo porta a disconoscere se stesso. New Generation Slave incarna lo spirito di un uomo ordinario, educato a vivere secondo giusti valori, protagonista di una esistenza senza gravi impedimenti eppure incapace di essere felice. Il brano entra in sordina con la sola voce del frontman Mariusz Duda per poi aprirsi ad un crescendo sonoro dal quale scaturiscono energici nuclei melodici, stoppati da un flusso di combinazioni ritmiche serrate tenute con maestria dal batterista Piotr Kozieradzki.
Il cammino intimistico continua con The Depth Of Self-delusion, dove l’uomo comprende di essere imprigionato in una fittizia ipotesi di realtà e tenta di abbracciare la cruda seppur poco appetibile verità. La voce si snoda su di un riff delicato come un flusso di pensieri che accarezzano dolcemente cromatismi e risoluzioni in minore. Celebrity Touch cambia repentinamente habitat: è una energica canzone dal forte groove che descrive l’euforia del successo e il potere condizionante che ne deriva. Un buon gioco di pentatoniche muove l’ingranaggio sonoro stavolta molto corposo e presente. La contrapposizione tra l’estrema amplificazione strumentale e i movimenti decantati con soavità preannunciano la condizione sentimentale espressa in We Got Used To Us, un’ode alla solitudine ben espressa dal dialogo composto ma scorrevole fra Michal Lapaj alle tastiere e Piotr Grudzinski alla chitarra solista. L’album prosegue nell’intento di riscoprire la genuinità delle emozioni umane, allontanando sempre più i falsi miti che ci attanagliano la mente. Dall’indole sensibile, Deprived (Irretrievably lost imagination) descrive la sofferenza di un uomo che ha perso un amore in un’atmosfera sonora cupa e a tratti orientaleggiante. Un andamento ritmico e melodico incalzante spiana la strada ad un solo di Marcin Odyniec al sax soprano che dona al brano un fascinoso gusto esotico, a tratti smooth jazz, mentre l’uomo si affaccia a un passato felice ormai trascorso.
Con Escalator Shrine i Riverside toccano il culmine dell’espressività tecnica, musicale ed emotiva. Dall’oscurità dell’intro l’uomo, conscio dell’irrealtà che lo circonda, combatte imperterrito al fine di sopravvivere a tale crisi esistenziale. L’inquietudine della strofa si muove su di un giro di pentatonica che muta aspetto ad ogni spostamento di accento e sfocia in un sound più appassionato, condito da una tastiera che rimanda vagamente all’old school, scandendo un tempo più concitato e marcato. Il brano conclude con un nuovo assetto melodico che abbraccia un’atmosfera onirica altalenante fra cambi di tempo e giochi armonici, propensa ad una certa epicità che coinvolge l’uomo nella sua scelta di continuare a lottare. La catarsi è giunta: Coda ripropone alcuni versi e il nucleo melodico di Feel Like Falling in chiave ottimistica, trasformando la crisi disfattista iniziale in pacatezza, vestendo l’uomo di un nuovo coraggio che, allontanato dalla condizione di straniamento, gli permette di affrontare la vita con serenità. “Shrine of New generation Slaves” è un album che combatte il concetto di realtà apparente intrisa di luoghi comuni e vacuità emozionale, dove i giovani dipendono dai social networks e sono annebbiati dal consumismo. I Riverside toccano tali tasti dolenti con una personale sensibilità, sfruttando al massimo le loro capacità artistiche molto versatili ed eclettiche. Questo disco non vanta di una facile orecchiabilità ma compensa con un’ottima qualità tecnica, una buona originalità espositiva e una forte carica sonora che colpisce il bersaglio senza ombra d’indugio.
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05/06/2013 -
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