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CocoRosie
Tales Of A Grass Widow
2013
City Slang / Sunnybit
di Giancarlo De Chirico
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Dopo l’esplorazione di nuove sonorità effettuata su Grey Oceans, l’album del 2010, il duo musicale americano composto dalle sorelle Bianca e Rose Casady, più note come CocoRosie, pubblica un disco che va decisamente oltre l’indie folk delle origini, che denota il raggiungimento di una certa maturità compositiva e che finalmente indica una strada.
Una gran parte di merito va sicuramente attribuita alla produzione affidata a Valgeir Sigurdsson, islandese, noto per i suoi lavori con Bjork e con Bonnie Prince Billy, che ha indirizzato la creatività fin troppo bizzarra delle sorelle Casady verso un elettro-folk di buona fattura, con delle piacevole incursioni in un raffinato pop melodico. Buona la commistione fra strumenti acustici ed elettronica, con quel pianoforte che accompagna la vocalità ambivalente di Coco e Rosie, che dialogano amabilmente su timbriche opposte. Discreta la base ritmica, con quelle percussioni sempre in primo piano, però mai invadenti. Un prodotto di classe che si avvale del contributo di Antony Hegarty degli Antony & The Johnsons che duetta con le CocoRosie su Tearz For Animals, una ballata elettronica di derivazione trip hop davvero gradevole e piacevolmente ispirata, scritta in difesa dei diritti degli animali. Dal punto di vista delle liriche, anche il resto dell’album è ricco di sensibilità e di impegno: sono presenti infatti canzoni che si occupano dell’ambiente e che si schierano in favore delle donne, troppo spesso triturate all’interno di un mondo che - molto più di prima - ragiona al maschile. Sotto il profilo musicale vi segnaliamo il misticismo di After The After Life e due ballate elettroniche come Child Bride e Harmless Monster, anche se sono entrambe un po’ troppo simili alle atmosfere tipiche di Bjork. Un po’ troppo facili, un pò troppo a colpo sicuro ed eccessivamente prodotte, risultano invece le melodie di Gravediggers e di Roots Of My Hair, mentre colpiscono positivamente le sperimentazioni di Villain e le atmosfere rarefatte di Poison, che arrivano proprio sul finale di un album che in generale risulta più coeso rispetto ai dischi precedenti e che costituisce di certo un passo in avanti per le due sorelle Casady.
Una annotazione anche per la copertina, assolutamente originale e ricca di simboli, in uno stile che ricorda certi graffiti degli Indiani d’America. Non dimentichiamo che le sorelle Casady vengono da una madre di origine Cherokee...
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07/06/2013 -
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