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Mop Mop
Isle of Magic
2013
Agogo records
di Rachele Sorrentino
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Con ”Isle of Magic” i Mop Mop indossano le vesti di sciamani del jazz. Il gruppo dagli italiani natali propone al pubblico un album mistico e trasognato, una musica che porta in seno le profonde radici del folklore africano e orientale, volgendo lo sguardo alle coste del jazz/smooth jazz passando per le lande del soul/funk. Il ricco ensemble di musicisti ha già trasvolato l’oceano Atlantico approdando felicemente nel mondo del cinema con il brano Three Times Bossa scritto per “To Rome With Love”, l’ultimo film di Woody Allen. “Isle of Magic” tramuta il tempo reale in un momento di ascesi verso una landa che sorge oltre i confini del mondo materiale, è un’avventura onirica che supera i limiti temporali e spaziali sfiorando la dimensione della interculturalità. Vicini eticamente allo space rock dei Gong, i Mop Mop abbracciano con sapienza la tecnica poliritmica e la vocalità africane immergendole in sonorità psichedeliche dal forte connotato jazzistico, a tratti fonicamente orientaleggiante, senza mai stanziarsi in un range sonoro ben delimitato. Protagonista indiscussa del disco è la marimba. L’idiofono di origine africane si diletta in un complesso assolo blueseggiante in Let It Go, un brano dai forti incastri ritmici tenuti da congas e bonghi che sostengono una dualismo melodico fra il clarinetto e la calda voce di Anthony Jospeph. E ancora la marimba conduce il gioco in Phantom of The Partner alternandosi al clarinetto in un serrato sfondo ritmico accentuato dal battimani che accompagna un sound dal sapore medio orientale.
Questo senso del tempo allargato e complesso, tipico del folklore africano, conduce l’intero album come fosse un’entità autonoma che induce il corpo al movimento, coerentemente con l’assetto musicale tradizionale secondo il quale in Africa non possa riprodursi una musica che non sia suscettibile al passo di danza. The Golden Bamboo, con il suo ritmo “colotomico”, esemplifica brillantemente tale concetto quasi costringendo l’ascoltatore a seguire il brano implicando una risposta fisicamente dinamica. La ricchezza e l’eterogeneità strumentali accolgono un’esplosione di fiati che sostengono linee melodiche differenziate e indipendenti dal mero ruolo di voce da accompagnamento. Ascoltando il flauto di pan destreggiarsi nell’intro Jua Kiss, pare quasi di essere stati trasportati in un rigoglioso bosco giapponese leggermente scosso dal vento. Il trombone di Fred Wesley non manca all’appello colorando con frammenti melodici di stampo jazzistico Run Around, una canzone che ricorda vagamente dei riff spagnoleggianti eseguita da chitarra, marimba, percussioni con l’impronta vocale di Antony Joseph. Il sax appone un oscuro misticismo a Black Ivori, una commistione di sonorità elettroniche, fiati, idiofoni e tensioni ritmiche che richiamano all’immagine di una magica ritualità. Speciale è poi la presenza Sara Sayed, una cantante di origine finnica-egiziana che esegue con sensualità Loa Chant, una song dal forte groove dal sapore smooth a tratti funk.
L’ampio calderone della World Music contiene spesso frutti dall’ambigua origine che si configurano come pot pourri privi di coerenza fonica e senso logico interno. I Mop Mop, seppur attingendo a vaste fisionomie musicali, mantengono una propria peculiarità e riescono fluentemente a sovrapporre elementi di varie culture senza gerarchizzarle, estrapolandone l’animo per inserirlo in un dipinto di una collettività sonora ammaliante, quasi soprannaturale nella sua suggestiva armonia.
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11/07/2013 -
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