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Sono le 22:56 di una tranquilla serata di inizio luglio. Sono steso sul mio letto d'ospedale con gli occhi fissi alternativamente al soffitto e alle lente gocce di antibiotico che scendono dalla flebo. La penultima di oggi. Ascolto quest'album con i miei nuovi auricolari super-fichissimi ed ho appena finito di leggere "Parliamo di Musica" di Stefano Bollani. Ho preso l'iPad perché sentivo che dovevo fissare quest'immagine, ora lo richiudo e ascolto solamente. Scusate ma a volte si deve contestualizzare. Presentazioni: Bonnot è un famoso dj e producer di elettronica e hip/hop, Tino Tracanna e Roberto Cecchetto sono due altrettanti famosi jazzisti: il primo al sax, il secondo alle chitarre. ”Drops” nasce, a sentire lo stesso Tracanna nel suo manifesto, dalla contaminazione di tre stili, mondi, background molto diversi fra loro per far incontrare sonorità e linguaggi apparentemente inconciliabili. In sostanza quindi, se ho capito bene Bollani, credo sia un album che si possa definire tranquillamente jazz, anche se forse la mia è solo una semplificazione, ma lo è perché rappresenta bene la grande varietà di suoni che si ritrovano al suo interno, la grande predisposizione onnivora del jazz dell'inglobare tutto ciò che gli gusta, che interessa, che piace e che funziona.
Ci sono quelle che, almeno appaiono, improvvisazioni, c'è del rap a velocità stratosferico, ci sono tocchi di pura elettronica e voci improvvise, delicate melodie di piano e delle atmosfere invece centrate sulla ritmica, o forse semplicemente entrambe si mescolano e si fondono insieme con molta grazia, ci sono ritmi e ambientazioni primordiali, come complesse architetture di armonie. Con questi presupposti non potevano mancare collaborazioni importanti come quelle con il trombettista Paolo Fresu, il rapper M1 dei Dead Prez, il cantante reggae Generale Levy, Dj Gruff ed altri ancora. Ora che lo ascolto di giorno, con il rumore del reparto di sottofondo, l'album ha un respiro diverso, né migliore né peggiore, solo diverso: un album che con il buio mi ha incantato e con la luce mi ha interessato. I tasti che si toccano, non solo quelli degli strumenti ovviamente, ma quelli della testa e dello spirito dell'ascoltatore sono molteplici: non è di sicuro un album facile, di immediata e semplice fruizione, ma è un lavoro che va ascoltato, anche con attenzione, un percorso che va seguito o semplicemente un mare di musica sul quale lasciarsi cullare.
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