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Quando ti capita tra le mani un album proveniente da Oltremanica o Oltreoceano, frutto di quelle menti aperte e cosmopolite che abitano le zone sopracitate del nostro pianeta, zone che partoriscono innovatori, nonché inventori, nonché pionieri, e così via, non si può non ammettere che la curiosità di ascoltare il prodotto, in una certa misura, non aumenti d'intensità: chissà che non si stia per aver accesso al suono del domani. Ma l'illusione è tanto gratuita quanto evanescente, ed ecco che ci si ritrova tra le orecchie un miscuglio molto eterogeneo di hardcore punk, post-rock, neopsichedelia, noise, e tante altre etichette che sovrapponendosi non darebbero che un solo frutto, il quale tra l'altro riassume alla perfezione il contenuto dell'album in questione: il Caos. Nessuno dubita del fatto che i Child Bite siano la miglior band live della città di Detroit, così come presentati dall'etichetta (anche se forse come giudizio è un po' ...azzardato!): anzi, se dovessi fare un salto da quelle parti, magari un pensierino lo farei, chissà...tuttavia, questo doppio Ep, che diviene magicamente un full length, ci presenta un prodotto non del tutto originale, di sicuro impatto, di sicura presa sul pubblico più aperto di mente e dall'animo più accondiscendente alla frenesia.
È un prodotto che può piacere, in quanto ha un suo perché: i quattro ragazzi/uomini ci sanno fare eccome con i rispettivi strumenti. In particolar modo colpisce positivamente la ritmica di base, ovvero il basso e la batteria, che pur nel caos totale generato riescono a far brillare flebili bagliori di classe. Ma anche la chitarra, tra un fischio e l'altro, riesce a dare un'impronta decisiva ai brani, mentre la voce, personalmente rivedibile, non cala mai di espressività, una recitazione ulcerosa continua, che stordisce e stupisce: ottiene ciò che vuole. È anche per questo che live il risultato deve essere veramente gagliardo. Ma la monotonia la fa da padrona in questo prodotto in studio, portando l'esuberanza ai limiti dell'ossessione, e rendendo ogni brano, anche i meglio riusciti (Worship, Save Your Scream, Smear Where the Face Was, Begin the Hiss), godibili ben meno di quanto avrebbero potuto. Ed in fin dei conti è un peccato, perché la band avrebbe anche la giusta personalità per ingolosire una più ampia fetta di pubblico. Vedremo se il prossimo step riuscirà a limare gli evidenti difetti dei predecessori. Nell'attesa, però, mi cullerò in qualche illusione in meno.
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