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Ogni qualvolta ci si appresta ad approfondire una nuova produzione in studio dei Marlene Kuntz si è abbastanza certi di andare a riscontrare poi al suo interno diverse garanzie: scrittura sontuosa e sopraffina, picchi considerevoli di puro e intrigante lirismo, onesta abnegazione per quel che concerne la composizione musicale, assoluta perizia dal punto di vista sonoro, pregevoli arrangiamenti, e, non in ultimo, una globale eleganza sporcata al punto giusto da elettricità e distorsioni. Se ciò si è puntualmente verificato in passato e di pari passo con la pubblicazione di ogni disco d’inediti della band di Cuneo a partire dal 1994, figurarsi se le prerogative di cui sopra potevano venire meno per il loro ultimo album realizzato in ordine di tempo, ovvero Nella tua luce.
Rilasciato lo scorso 27 agosto dopo essere stato anticipato dai singoli apripista Solstizio e Il Genio (L’importanza di essere Oscar Wilde), Nella tua luce rappresenta un tassello, una tappa importantissima nel percorso artistico di Godano e soci: innanzitutto perché si tratta del loro nono capitolo discografico (chiaramente Ep, raccolte, antologie e cd live esclusi); e poi perché i fan più accaniti ed esigenti chiedevano qualcosa di potente, convincente, dopo il comunque non malvagio Ricoveri virtuali e sexy solitudini del 2010 e dopo il poco sorprendente progetto di rivisitazioni elettro-acustiche intitolato Canzoni per un figlio (pubblicato nel febbraio del 2012 in seguito alla loro prima partecipazione sanremese). Proprio al fine di evitare di ritornare sulle scene con un LP abulico e non del tutto entusiasmante i Marlene si sono impegnati moltissimo in fase di scrittura, forse come non mai in passato. E il fatto stesso che Nella tua luce abbia avuto ben due anni di gestazione la dice lunga in tal senso. Insomma, hanno cercato di fare le cose davvero nel miglior modo possibile, rispettando la naturale direzione presa dal loro sound negli ultimi tempi e provando a conservare una coerenza stilistica e compositiva che, obiettivamente, è assai tangibile nel disco.
Ecco, coerenza. Appunto. Ce n’è tantissima in questo lavoro contenente undici tracce che, come parecchie testate giornalistiche hanno già constatato, si dividono tra episodi più morbidi, dilatati, eterei ed altri maggiormente tirati, taglienti, efficaci. È interessante notare come, in particolar modo a livello di atmosfere, in determinate canzoni si riscontrino anche delle piacevoli affinità con il sound ed il mood di alcuni dischi della band stessa dati alle stampe nell’ultimo decennio. Se in certi momenti è possibile individuare di nuovo le sfumature intimiste e bucoliche di Uno (si pensi alla suggestiva title-track, piuttosto che alla prima parte di Catastrofe), in altri frangenti sono invece le digressioni eclettiche – ed elettriche – di gioiellini quali Senza peso e Bianco sporco a fare fugacemente capolino: pezzi come Seduzione, Adele e Giacomo Eremita sembrano essere gli esempi più congeniali alla luce di un’osservazione di questo tipo. Pochi, se non inesistenti, i rimandi e le analogie con l’impronta pressoché alienata e glaciale del già citato Ricoveri virtuali e sexy solitudini: forse soltanto ne Il Genio (L’importanza di essere Oscar Wilde) si scorge qualche collegamento con le tracce più esplosive di quel disco di tre anni fa (vengono in mente più che altro Orizzonti ed Io e me).
Relazioni e richiami a parte, Nella tua luce convince sostanzialmente per la notevole resa complessiva e per la non indifferente personalità dei brani che lo compongono: occhio ad esempio al trittico conclusivo, caratterizzato da canzoni di tutto rispetto, per nulla effimere, quali Senza rete (forse la migliore di tutta la raccolta), La tua giornata magnifica e Solstizio (intensa e concisa). Non sarà certamente il lavoro più straripante e devastante dell’intera discografia del trio piemontese, e probabilmente non riuscirà nemmeno a far ricrede coloro che da sempre provano scetticismo, perplessità, nei confronti del progetto. Eppure maturità, dedizione, raziocinio e sensibilità hanno consentito ai Marlene di donare al proprio pubblico un album dall’ossatura massiccia, i cui componimenti suoneranno e renderanno benissimo anche on stage.
Un album, Nella tua luce, che come ogni buon disco che si rispetti possiede la capacità invidiabile di convincere sulla lunga distanza. Il che non è poco. Un bel sette “tondo tondo” ci sta tutto.
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