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Il disco della serenità, dell’equilibrio. Così viene da definire a caldo l’ottavo album d’inediti di Samuele Bersani, tornato sulle scene con un nuovo ed ineccepibile progetto di canzoni originali giunto a quasi quattro anni esatti di distanza dal precedente “Manifesto Abusivo” (ottobre 2009). Del resto si percepisce fin da subito la positività che avvolge e pervade ”Nuvola Numero Nove”, nei negozi dallo scorso 10 settembre e anticipato dal toccante singolo apripista En E Xanax, piccolo capolavoro dagli echi dalliani che sembra avere tutte caratteristiche del caso per diventare un pezzo imprescindibile nelle scalette dei concerti futuri del musicista romagnolo. Bastano allora un paio di emblematici dettagli per contestualizzarlo a dovere questo gran bel disco: il titolo (traduzione letterale dell’inglese ‘cloud nine’, che in italiano sta per “settimo cielo”); e la copertina, tanto semplice ed elegante quanto suggestiva, nonché in grado di suggerire quiete, pace, grazie al volto disteso e stilizzato del cantautore classe ’70 a cui fa da sfondo una desertica, silenziosa, riviera adriatica. A livello di suoni, l’album mantiene un atteggiamento assolutamente moderno, in linea con i tempi attuali, con le ultime produzioni bersaniane in studio e, soprattutto, con l’indole musicale mai blanda di un artista meticoloso, geniale: tanto per fare un esempio, in ben quattro episodi non è neanche presente la batteria acustica, sostituita dalle programmazioni ritmiche. Scelta, questa, di certo non scontata e prevedibile per chi, come Bersani, continua ad oscillare in maniera tanto atipica quanto efficace tra il pop e la canzone d’autore italiana, rendendo di conseguenza alquanto rarefatti i confini.
Se c’è una particolare connotazione di questo lavoro che sembra prevalere sulle altre, essa risiede nell’anti-ripetitività: non c’è infatti un solo componimento che, in quanto a sfumature e soluzioni, possa anche vagamente somigliare ad un altro. Sempre dal punto di vista sonoro prevalgono ovviamente pianoforte e tastiere, le cui parti sono state prevalentemente curate da Bersani stesso (in Settimo Cielo addirittura alle prese con il flauto dolce e il kazoo), e poi le chitarre elettriche, di certo mai invadenti, ma neppure così effimere e relegate in sordina come verrebbe da pensare a chi deve ancora dare un ascolto attento al cd. Qualità elevatissima invece per quel che concerne i testi. Ma d’altronde, c’era da dubitarne? Dopo anni e anni di dischi e di canzoni Bersani mantiene intatta una freschezza autoriale sbalorditiva. Scorgendo tra le pagine del booklet dell’album i versi che riempiono di poesia i brani ci si rende conto per l’ennesima volta di trovarsi di fronte ad un artigiano – e al contempo giocoliere – della parola. Con una dimestichezza impressionante, il compositore nativo di Cattolica confeziona delle liriche che, attraverso concretezza e genuinità, ma anche astuzia, finiscono con il dar vita ad illuminanti visioni. Per nulla semplice stabilire se all’interno di “Nuvola Numero Nove” ci siano canzoni più riuscite di altre sia sotto l’aspetto musicale che sotto quello testuale. In effetti, ad appagare e a convincere non sono soltanto gli episodi maggiormente profondi e struggenti come la già citata En E Xanax e l’incantevole Desirée (co-firmata dal duo Salce-Fortuni), ma anche i pezzi in cui sale in cattedra quella brillantezza a cui Bersani ha saputo abituare pubblico e critica fin dal lontano 1992, quando cioè prendeva ufficialmente il via la sua carriera con la pubblicazione di “C’Hanno Preso Tutto”.
Quali sono questi pezzi? Di sicuro Complimenti!, frizzante – ma non superficiale – traccia d’apertura. Poi Chiamami Napoleone, dove non passa sicuramente inosservata la seguente strofa: “chiamami Morricone, chiamami Mozart / e se sente chiama Beethoven / non c’è più niente qui / qui da musicare / a parte un disco dei Modà”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Settimo Cielo e D.A.M.S. (“ero in mezzo ai punkabbestia / e mi hanno fatto un’intervista / sulla condizione della classe media studentesca / non so se l’han mandata in onda / la televisione non è mia / e io non posso accenderla”). Occhio pure a canzoni di matrice differente rispetto a queste ultime due ma, in ogni caso, di tutto rispetto. Sorge spontaneo, in tal senso, pensare immediatamente a Ultima Chance (“buono sì, però coglione no, e tu ricordalo / che aspetterò fino a un certo punto / e dopo non ti darò un’occasione / per rimediare con ritardo al mio dolore”), così come a Spia Polacca (dove c’è lo zampino del talentuoso musicista palermitano Gaetano Civello) e a Il Re Muore. Come ogni buon disco di Bersani che si rispetti, anche “Nuvola Numero Nove” richiede quella giusta manciata di ascolti per essere assimilato. A quel punto sarà tosta toglierlo dallo stereo. Fidatevi.
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