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Glockenspiel
Dupleix
2013
Babel Label
di Nicolina Di Gesualdo
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Già da un primo ascolto, risulta evidente come il duo inglese Glockenspiel (Adrian Dollemore/chitarra elettronica e Steve D’Enton/batteria) nella costruzione del secondo album, “Dupleix”, abbia tratto ispirazione e si sia accodato a tutto quel panorama musicale i cui massimi esponenti sono ad oggi sicuramente (per citarne alcuni) i Godspeed You Black Emperor!, i Mogwai e i God Is An Astronaut: il post-rock. Fin da subito infatti riconosciamo i tratti tipici della fisionomia di questo genere: maestosità dei suoni, introspezione (Larven), climax musicale in continuo crescendo, uso smodato dei loop in sottofondo (Dupleix), continue sperimentazioni e totale assenza del cantato, elementi che forniscono la bozza per quello che sarà poi un risultato musicale impressionista, fatto di mille sfumature e contaminazioni di ogni genere, dall’ambient al jazz, fino ad arrivare al noise. Le caratteristiche appena descritte si mantengono costantemente lungo tutto l’album e si riversano soprattutto in Bellville, eletto (se così si può dire) a brano più trascinante del disco, incorniciato da una notevole sinergia tra percussioni e chitarra che ricorda vagamente “City Of Echoes” dei Pelican (2007), altra pietra miliare del post-rock/sludge, altrettanto meritevole di ascolto. Distorsioni ed effetti si riversano tutte verso fine disco (Tramadol e Fentanyl), realizzando un rock muscolare, teso, a tratti quasi assordante, dove le incursioni noise la fanno decisamente da padrone. “Dupleix”, dunque, dimostra di essere un disco di ottima fattura, un filo diretto con gli scorci paesaggistici tipici del nord Europa, tra lande desolate e promenade in solitaria tra sentieri impervi, magari anche in salita, che però una volta percorsi fino in cima regalano l’incanto e il trionfo dell’infinito e la maestosità della natura, ripagandoci dello sforzo e di una certa ripetitività di movimento.
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//www.youtube.com/embed/XuYwevDM-5g
16/09/2013 -
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