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Mark Kozelek. Difficile scriverne e parlarne senza farsi coinvolgere emotivamente. Arduo recensirlo obiettivamente, come se gli anni passati ad ascoltare la sua voce inimitabile potessero annullare il loro peso. Il mio primo incontro con lui avvenne al primo, o forse secondo anno di università, e non fu graduale: fu una botta micidiale, un tuffo al cuore di quelli che ti comunicano l’immediata certezza di trovarti ad ascoltare qualcosa di unico. Quella botta si chiama Down Colourful Hill e la custodisco ancora gelosamente come uno degli album più commoventi e toccanti mai ascoltati.
Nella sua lunga discografia, Mark ha puntellato la sua carriera di altre piccole e grandi gemme, rimaste impresse nell’immaginario di quei pochi (purtroppo...o, per fortuna?) che lo conoscono. Un Kozelek più che prolifico, in questi ultimi anni, col 2013 che vede l’uscita del nuovo Perils From The Sea e anche di un nuovo disco di cover, Like Rats. Tipologia tutt’altro che sconosciuta, quella delle cover, al cantore dell’Ohio, con alle spalle diverse altre reinterpretazioni di brani più o meno celebri (tra cui i riadattamenti dei pezzi degli AC/DC contenuti in If You Want Blood). I brani scelti hanno spesso poco a che vedere, apparentemente, con la produzione di Kozelek, e sono spesso andati a pescare nei contesti più disparati, con una particolare predilezione per il punk e l’hardcore. I pezzi vengono spogliati fino a mostrare la loro nuda e acustica essenza, rivelando una melodia e uno spleen insospettabili in partenza. D’altronde, difficile aspettarsi altro se non magie come queste da Mark. Alcuni pezzi diventano praticamente irriconoscibili: ascoltare Green Hell dei Misfits per credere. In altri casi, il risultato rimane all’altezza dell’originale, come nella splendida cover con inizio a cappella di Carpet Crawlers, o anche in Thirteen dei Danzig. Altrove, l’allievo supera il maestro, come nel caso di Onward a opera degli Yes, da un disco già nel periodo di declino della band inglese come Tormato, ma che nella versione di Kozelek brilla a nuova luce. Altro esempio di questo tipo è sicuramente I Killed Mommy dai semisconosciuti Dayglo Abortions: in questo caso, sembra quasi che il pezzo, testo a parte, venga dritto dalle session di Old Ramon.
Tra l’altro, il cantautore dimostra una cultura musicale invidiabile e assolutamente eterogenea, con brani con nulla da spartire tra loro come I dei Bad Brains e Young Girls di Bruno Mars. In definitiva, un album che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già meravigliosamente detto in passato, ma col quale Kozelek fornisce un altro tassello con cui continuare a costruire un mosaico di colori ed emozioni, di canzoni da suonare con una triste chitarra.
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