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Massimo Volume
Aspettando i Barbari
2013
La Tempesta
di Giuseppe Celano
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Le cattive abitudini sono dure a morire, i Massimo Volume ne hanno una fissa: sollevare un’insofferenza che ci mantiene ancora vivi e scattanti. Il loro ritorno era stato più che buono ma quel suono caldo e analogico oggi è solo un ricordo. Il nuovo disco è di un freddo così intenso da lasciare ustioni di 4° grado. Più oscuro e asettico, ma non per questo meno efficace e penetrante, Aspettando i Barbari è una creatura che ci guarda dritto in faccia attraverso la descrizione sonora di quello che potremmo definire un lento stillicidio delle emozioni.Emidio Clementi è capace di fotografare l’angoscia che nutriamo quotidianamente e servircela con tanto di contorno musicale, fatto di fine grana elettronica spalmata su undici canzoni fatali che non fanno sconti.
Questo nuovo lavoro è fatto di angoli spigo(perico)losi, di stratificazione fra le chitarre elettriche e di testi tirati come nervi tesi. Se Dio delle Zecche vanta durezza e piglio no compromise, La Cena ribalta tutto tradendo una melodia efferata le cui liriche ci lasciano sospesi in un brivido senza fine. In ogni caso, similmente al precedente lavoro, l’opener si apre sulla stessa direttiva sonora di Robert Lowell. Quella evocata da Aspettando i Barbari è un’atmosfera inquietante e sinistra, niente mette a proprio agio l’ascoltare perché non c’è assolutamente nulla per cui stare tranquilli. È un mondo in disgregazione, è l’uomo che ha fallito l’approccio alla vita. È un disco diverso, molto più feroce e pesante del precedente, Vic Chesnutt è materiale noise di chitarre dissonanti, incandescente ma sapientemente raffreddato dai sistemi elettronici che ne attutiscono l’impatto ma non l’effetto. Quando si pensa di aver superato il peggio sperando inconsciamente in una seconda metà meno ostica, dove la realtà non ci venga sbattuta in faccia con questa glaciale violenza, è proprio allora che la sezione ritmica aumenta il passo, le chitarre sfregiano la melodia sovrapponendosi l’un l’altra per dare vita a una tranche dura e compatta. La massima espressione è Compound con il basso pulsante e chitarre come sirene antiaeree, il tutto sostenuto dal tappeto dei pattern circolari di Vittoria Burattini. Chiude Da dove sono stato che scava nuovi sentieri musicali. L’andamento è lento e maestoso, l’arpeggio ossessivo in cui s’infila un accecante finale al fosforo bianco, la linea melodica consta di pochissime note e di lacerazioni insanabili nate da un addio, da quell’addio più volte accennato da Emidio.
Mentre il resto delle band italianucce sta ancora ferma a chiedersi cosa sia successo, i Massimo Volume hanno superato il traguardo da un bel pezzo. Bisogna starci!
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//www.youtube.com/embed/5KPACM7-oxs
16/10/2013 -
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