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A un anno e mezzo di distanza dalla pubblicazione del progetto discografico Una voce non basta, a pochi mesi dalla conclusione di un emozionante e poliedrico tour elettro-acustico che in primavera lo ha portato ad esibirsi nelle principali città italiane, e, come se non bastasse, proprio nel momento in cui sta per entrare nel vivo la produzione del prossimo album d’inediti che dovrebbe vedere la luce nel 2014, Gino De Crescenzo, alias Pacifico, ha rilasciato in data 24 settembre un Ep di otto pezzi intitolato In cosa credi.
In cosa credi, disponibile sia nel formato digitale che in quello più classico del cd, risulta essere sicuramente un episodio abbastanza inconsueto nel fin qui impeccabile percorso artistico del cantautore milanese, la cui carriera solista prese ufficialmente il via nel 2001 con l’uscita di Pacifico, il suo disco d’esordio. Inconsueto perché, innanzitutto, questo disco arriva al termine di un periodo ricco di impegni per Pacifico, reduce appunto da una promozione consistente a supporto di un Lp tanto importante quanto ambizioso come Una voce non basta (marzo 2012); perché nato sull’onda del lavoro di preparazione ad un tour omonimo fatto di concerti in grado di mescolare canzoni, cover e parti recitate; e poi, cosa sicuramente più emblematica, perché composto in sostanza da brani rimasti fuori dai precedenti cinque dischi in studio, eccezion fatta ovviamente per la title-track che, incisa nella precedente versione con Manuel Agnelli, andava a chiudere proprio Una voce non basta. Qui la canzone In cosa credi, probabilmente uno dei componimenti più profondi e struggenti mai scritti dal musicista classe ’64, non solo viene posta come traccia di apertura del (mini) cd, ma viene anche reinterpretata senza l’impronta vocale del leader degli Afterhours. Oltre a questo meraviglioso componimento, perfetta sintesi di scrittura musicale e testuale, l’Ep si arricchisce quindi di altre sette tracce finora sconosciute al pubblico proprio per il fatto che in passato Pacifico abbia scelto di escludere dalle scalette definitive dei suoi album dati alle stampe tra il 2001 e il 2012. Trattasi di canzoni «rimaste impigliate nel computer o appena abbozzate»: così ha confessato l’autore stesso di recente. Canzoni che non si riescono a buttare via, e che era giusto racchiudere in un progetto del genere che, a quanto pare, potrebbe anche avere ulteriori e simili seguiti negli anni a venire. Del resto di outtakes Pacifico ne ha tantissime, così come di singoli non ancora inseriti in raccolte discografiche da lui stesso licenziate (si pensi a Ricordati di me piuttosto che a Boxe a Milano e alla più recente Un altro anno se ne va); ed ecco perché In cosa credi Ep potrebbe essere solo il primo di altri capitoli di una collana per così dire “parallela”, in grado cioè di includere tali tipologie di brani.
Essendo stati scritti in periodi diversi, questi inediti appaiono per forza di cose abbastanza differenti tra loro non solo a livello di struttura, ma anche e soprattutto per quel che concerne la scrittura e gli arrangiamenti. Del resto, tanto per fare un esempio, sia La giostra sia la successiva Aprire la mano (con il suo mood minimale e con quelle pregevoli atmosfere intimiste tipiche di pezzi ben noti ai suoi fan quali L’Incompiuta e Ferro e limatura), non sono che “scarti” del capolavoro del 2006 Dolci frutti tropicali. Più recenti invece le poetiche (e testualmente ermetiche) Non sentire ragioni e Un breve momento, con quest’ultima che, caratterizzata da un’impronta elettrica à la Blonde Redhead – e sulla falsariga della canzone del 2009 Spiccioli –, ha preso forma nel periodo fra Dentro ogni casa e Una voce non basta. Più difficile collocare da un punto di vista temporale Cazzeggio. Metafore. Filosofia, forse la più contaminata musicalmente parlando, e Sarai l’estate, primo singolo estratto dal disco lanciato dalle radio a luglio e, a quanto pare, piccolo germe di un possibile lavoro di matrice elettronica che il compositore lombardo ha in testa da parecchio tempo.
Discorso differente per La Stella Arturo. Ispirata, visionaria e sublime meraviglia ricolma di parole e di delicatezza, La Stella Arturo, che avrebbe dovuto finire in Una voce non basta, rappresenta l’ottavo ed ultimo brano dell’Ep, ottimo e pregevole “diversivo” che renderà sicuramente meno arida e più dolce l’attesa degli aficionados per quello che sarà il sesto album in studio di Pacifico.
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