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La scalata al successo di Anna Calvi, giovane musicista di origini italiane trapiantata in Inghilterra, sembra essere ormai più che avviata e accelerata dall’uscita lo scorso 7 ottobre del suo secondo album in studio, One Breath. Registrato ai Blackbox Studios in Francia, mixato nientemeno che in Texas, quest’opera seconda non fa che riconfermare l’immenso talento di cui è dotata questa seducente ragazza di Twickenham dagli occhi di smeraldo, forgiata dalla chanson francese di Edith Piaf, dal rock intramontabile degli Stones e dalla musica operistica di Maria Callas.
E’ proprio a quest’ultima che infatti viene dedicato uno dei singoli usciti in rete, Sing To Me, litania malinconica con una chorus-line da brivido che racconta l’irrefrenabile desiderio di essere salvati dalla voce di qualcuno, una richiesta sussurrata (poi urlata) con una potenza a cui la Nostra ci aveva già abituati, un incantesimo irresistibile creato dalla sincronia di chitarra e basso dal quale ci si lascia volentieri intrappolare e ipnotizzare. Mentre nelle tracks di apertura, Suddenly e Eliza, ritroviamo l’irruenza del debutto, in Piece By Piece la Calvi domina il sound con maggiore accortezza e lascia spadroneggiare la batteria (suonata da Maiden-Wood) che dà al brano un ritmo più incisivo, dal taglio funky, sostenuto dalle incursioni fulminee di chitarra regalateci dalla sua fedele Fender, che stride, urla e scalpita, contendendosi la scena con le percussioni. Odorano di eternità, invece, la gotica Cry, anch’essa accompagnata dai cori inseriti in un climax sempre più intenso e crescente, e One Breath grazie alla sua coda fatta di archi paradisiaci, il cui suono viene tirato fino all’ultimo secondo. Verso fine disco troviamo un’altra perla rara, Love Of My Life, racchiusa nell’iniziale involucro sospeso tra rock puro e psichedelia che poi esplode in un ritmo distorto, aggressivo à la Pj Harvey, fisico e sanguigno. Ad introdurre il terz’ultimo brano, Carry Me Over, troviamo lo stillicidio sintetizzato delle tastiere avvolto dalle incredibili doti vocali della Nostra (roba da pelle d’oca), mentre nel gran finale di Bleed Into Me e The Bridge ascoltiamo un addio angelico, carico di pathos e di malinconiche certezze, con il quale Anna sembra consegnarci definitivamente il suo cuore.
One Breath si dimostra segnato da bilanciate dicotomie: da un lato l’aggressività sensuale del rock, che diventa quasi spudorata in alcuni brani, i conflitti interiori e la tipica inquietudine dell’esordio, dall’altro i sontuosi arrangiamenti orchestrali e i momenti di estrema dolcezza, che regalano sprazzi di luce in uno scenario prevalentemente crepuscolare, dark. Un album maturo, dunque, estremamente ispirato e denso di nuove consapevolezze, che consentono ad Anna Calvi di compiere un ulteriore passo nella sua personale salita all’olimpo della musica.
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