|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Shining
One One One
2013
Prosthetic Records
di Giuseppe Celano
|
|
Nati negli anni novanta, inizialmente come progetto jazz acustico e solo successivamente come combo metal/hard-core jazz schizofrenico, gli Shining virano verso qualcosa di molto più strutturato, sferzato da una sezione ritmica impazzita e da parti elettroniche modificate ad hoc per le loro folli esigenze. Per chi li aveva conosciuti con il precedente BlackJazz, che includeva una versione terrificante di 21st Century Schizoid Man dei King Crimson, le aspettative erano di sicuro molto alte. Bene, One One One le supera pienamente spingendosi un po’ più in là del previsto.
I norvegesi, settati su modalità automatica e senza incepparsi mai, sparano nove raffiche violentissime che si aprono sulle note della minacciosa I Won’t Forget, saldamente ancorata su fondamenta metal ma elastica perché sospinta dalla ritmica danzereccia, la distorsione potente e il sax caldo, incorporato in questa fredda struttura cibernetica, fanno il resto. Un inizio col botto, non c’è che dire. Siamo nelle zone dei Meshuggah e allo stesso tempo nei lidi tanto cari ai Fear Factory (The One Inside). Il nuovo lavoro non si allontana molto dal passato ma attacca direttamente l’ascoltatore con calci e pugni diretti, una via di mezzo fra Enslaved e D.P.E. I toni si stemperano con Off The Hook dal carattere più malleabile e leggermente melodica, ma è veramente una finestra temporale strettissima perché subito dopo tocca a Blackjazz Rebel in cui i nostri beniamini sversano tutto il loro sapere in un crogiolo che fonde l’hardcore, il rock e pattern ritmici schizoidamente lucidi, in una parola: perfetta. Si continua sulle note di How Your Story Ends sapientemente guidata dal sax sanguigno, perfettamente a suo agio in questa bolgia di suoni stridenti. I vari cambi di ritmici incalzano l’ascoltatore impedendogli d’assimilarne la struttura, continuamente frammentata, cangiante e sminuzzata in pezzi sempre più piccoli.
Al giro di boa un ennesimo cambiamento appare all’orizzonte: se nella prima parte uno stralcio di melodia appariva timidamente, nella seconda tranche si va dritti al nono girone dell’inferno. Le orecchie sanguinano, la mente non fa in tempo a settarsi su un ritmo che la band vira drasticamente in direzione opposta (The Hurting Game), Non da meno è Walk Away, ma è con l’ultima esalazione (musicale per loro e vitale per l’ascoltatore) che non si torna più indietro. Paint The Sky Black (titolo quanto mai esplicativo) si spinge ben oltre, esplora territori nuovi, ostile e pericolosi, per le orecchie non allenate addirittura letali.
|
|
//www.youtube.com/embed/RpyrbD-jeFs
30/10/2013 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|