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Dead Meadow
Warble Womb
2013
Xemu Records &The End Records
di Giuseppe Celano
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Sono passati tredici anni e sette dischi da quel radioso esordio che fu “Dead Meadow”, nel frattempo la band ha macinato molti km e altrettanti live maturando una certa sensibilità verso melodie più semplici che latitavano nei loro precedenti lavori. È da considerarsi un bene? A tratti, se questa mutazione ha dimostrato una certa capacità di rinnovarsi dall’altra parte sembra che la band abbia perso quella spinta oscura, quel suono tetro dei primi tre lavori. Di certo non si può iniziare oggi ad accusare i Dead Meadow, la band non ha mai brillato per cambi ritmici travolgenti, le loro composizioni vivono di lunghe elucubrazioni che raramente sfociano in virate devastanti. Questo nuovo lavoro viaggia sulla stessa riga di “Old Growth” e “Three Kings” mostrando chiaramente il loro nuovo percorso con l’opener Six to Let The Shine Thru. La voce rimane ipnotica, la sezione ritmica monotematica e le chitarre circolari e sfigurate da un uso esteso del wah-wah. I riff della sei corde sono spesso raddoppiati dal basso di Steve Kille (1000 Dreams). Il primo tuffo nel passato è attraverso la finestra temporale di Mr. Chest, l’incipit in versione lo-fi, grazie a chitarre filtrate e voce sepolta nel missaggio, muta velocemente in un brano molto classico arricchito da un buon assolo chitarristico sul finale. In alcuni momenti il combo non rinuncia a passaggi psichedelici, strumentali, dal sapore orientale e dalla breve durata. I nuovi Ded Meadow sono rappresentati alla perfezione dalla ballad Yesterday’s Blowing Back, fondato su chitarre acustiche e melodia accattivante che lascia il posto all’assolo catchy di una bellezza sì leggermente prevedibile ma altrettanto irresistibile. Burn The Here And Now è un brano di fine grana, mostra il lato più triste e oscuro dei nostri eroi che stemperano il dolore con l’acustica One More Toll Taker. Per una puntura di adrenalina si deve aspettare la punkeggiante In The Thicket che sveglia l’ascoltatore preso dal torpore narcolettico di cui i Dead Meadow sono maestri indiscutibili. In chiusura, i nove minuti abbondanti del pachiderma This Song Is Over ci riconsegnano la band del passato in ottima forma: il basso ossessivo, i feedback e le chitarre sferraglianti esplodono in tutta la loro accecante bellezza in un brano da manuale che dura solo un attimo se confrontato ai quindici brani di questo lavoro. Il trio dimostra di non aver dimenticato le proprie radici ma se ne allontana mandandoci un messaggio chiaro: la band è ormai orientata vero nuovi lidi. In questo viaggio non tutto fila via liscio, i momenti di stanca ci sono tutti, dovrete decidere voi se saltare a bordo o guardarli mentre si allontanano verso l’orizzonte.
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04/11/2013 -
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