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Naturalezza, semplicità e dolcezza: questi i termini che forse meglio di tutti descrivono il primo full length degli ungheresi Sorronia, classe 2011. E se, non solo nella musica, sempre di più semplicità è sinonimo di “eleganza”, questo è esattamente il caso della formazione symphonic fondata dalla vocalist Anna Király. C’è da dire che ”Words Of Silence”, in tutti i suoi quaranta minuti scarsi di durata, mantiene costantemente un certo understatement, sicuramente non comune nel genere considerato. Il che ha i suoi pro e contro. Personalmente, dopo aver sviluppato una certa familiarità con i parossismi di amore, passione, tragedia e tutto il corredo di vocalizzi melodrammatici e solenni arrangiamenti orchestrali che caratterizzano il repertorio dei vari Nightwish, Epica e affini, mi sono resa conto che purtroppo non tutto funziona applicando i sacri canoni della sezione aurea. Altrimenti detto: tanta bellezza (perché il novantanove per cento del symphonic metal è pura bellezza canonica ed estetica, come negarlo?), ed espressa in forma così esasperata, è ostica. E’ troppa. E’ accidentata. E di conseguenza è più difficile del previsto goderne. I quieti, sommessi e melodiosi Sorronia, da questo punto di vista, sono certamente una mosca bianca nel genere. Anna non è diva, non è primadonna, e forse non ha abbastanza presenza scenica per portare i brani a girare a pieno regime. Ma queste canzoni infondono una serenità e un senso di bellezza che non hanno prezzo, proprio perché non scadono mai nel telenovellistico.
E, attenzione, non stiamo parlando di una band di onesti mestieranti, ma di una formazione che può dire la sua. Gli elementi sinfonici e neoclassici sono estremamente ben calibrati in Fallen Angel e Serenade of Memories. Il singolo Enemy of Yourself è un tentativo heavy un po’ flebile, ma certamente altrettanto ben fatto. Lost in Falling e Shattered mettono ulteriormente in luce le capacità strumentali della band. My Eternal Land è un po’ più astrusa e meno immediata, sembra lasciare qualcosa in sospeso, qualche idea compositiva incompiuta o non del tutto sviluppata, come pure la conclusiva This Is The End. Su Leave It Behind, invece, sentiamo finalmente un buon equilibrio tra voce e strumenti, con una cantante grintosa e padrona della situazione, mentre in buona parte del disco si nota una certa sproporzione tra il carico affidato agli strumentisti e quello competente alla Király. Caso più unico che raro, ma non necessariamente un difetto: nel complesso, abbiamo una band che, come già detto, fa della pulizia e della soavità il suo tratto distintivo, e che a uno spiccato senso dell’armonia unisce il dono – preziosissimo, e mai abbastanza apprezzato – della concisione e del senso della misura. Bravi.
Tracklist: 1. Intro 2. Fallen Angel 3. Enemy Of Yourself 4. Serenade Of Memories 5. Lost In Falling 6. Shattered 7. My Eternal Land 8. Leave It Behind 9. This Is The End
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