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No, il titolo non c’entra proprio niente (o quasi) con i presunti problemi di salute che hanno afflitto Lemmy l’estate scorsa e che gli hanno impedito di completare il tour dei Motorhead. Si arrabbia, se insisti. Perché Lemmy Kilmister, malgrado i 68 anni di età già compiuti, è inossidabile ed immarcescibile come la sua band, punto di riferimento costante in oltre trentotto anni storia di puro Hard Rock e Heavy Metal.
I Motorherad si sono formati nel lontano 1975 e sono ormai una leggenda della musica Rock. Aftershock è il loro ventunesimo album in studio ed è il diretto discendente di The World Is Yours, il disco del 2010. La produzione del disco è stata affidata a Cameron Webb che ha semplicemente chiesto alla band di restare fedele a se stessa, come d’altra parte è successo in tutti questi lunghi anni di carriera. Mai un cedimento verso le mode, verso le contaminazioni, verso i richiami della musica commerciale. Ogni album è un pugno nello stomaco delle vostre convinzioni più incrollabili, delle vostre tristi abitudini. Il disco si sarebbe inizialmente dovuto chiamare After The War, poi Lemmy ha deciso diversamente e la scelta è caduta su un più immediato e diretto Aftershock. Si parte subito a velocità folle con le esecuzioni di Heartbreaker, il primo singolo, e di Coup de Grace, due brani inarrestabili e duri, come da copione. La vera sorpresa viene da Lost Woman Blues, un brano attraversato da un blues cadenzato, viscerale e bollente, che riporta Lemmy alle proprie origini D’altra parte come non ricordare che l’heavy blues è stato il pozzo da cui hanno attinto risorse tutte le successive band hard rock e metal. L’assolo di chitarra di Lost Woman Blues è fantastico, mentre la voce di Lemmy risulta roca, minacciosa ed impastata di alcool , come deve essere. La coda del brano è comunque un rock and roll dinamico e possente, che anticipa la ritmica serrata di End Of Time, un pezzo apocalittico molto ben strutturato. Un rock and roll tinteggiato di metal è l’anima musicale di Do You Believe e della malevola Death Machine, mentre il blues torna a comparire su una ballata come Dust And Glass, una ballata che contiene echi degli anni Settanta, imperniata su un crescendo notevole che sfocia in un assolo della chitarra di Phil Campbell che è assolutamente letale. Il rock and roll dell’Inferno torna a coniugare il suo verbo ruvido, selvaggio e bollente su Going To Mexico e sulla straordinaria Silence When You Speak To Me, vero manifesto poetico nonché punto fermo del decalogo comportamentale del mitico Lemmy, poco incline alla libera circolazione delle idee, in particolare quando si tratta di sesso, politica e religione. Crying Shamez e la fantastica Queen Of The Damned mettono in evidenza una sezione ritmica quanto mai serrata in cui la batteria di Kiki Dee ed il basso di Lemmy gareggiano in ruvidità e pesantezza. La chitarra stridente di Knife, il suono potente di Keep Your Powder Dry e la furia iconoclasta di Paralyzed sono gli ultimi momenti di un disco che si rivela comunque di ottima fattura e che segna un “coming back” dei Motorhead su livelli sempre alti.
Quanti si aspettano un declino della band, oun prepensionamento anticipato di Lemmy, possono tranquillamente continuare a pensare ai fatti loro, perché Lemmy è il Verbo, è il Suono e la Ragione di vita di qualsiasi vero “hardrocker man”. Ascoltare per credere.
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