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65daysofstatic
Wild Light
2013
Superball
di Giuseppe Celano
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“Nessuno sa cosa sta accadendo, è molto pericoloso la fuori”, è una voce femminile a dirlo prima che il synth esploda le sue note vaporose e la traccia si assesti su un andamento maestoso. Heat Death Infinity Splitter, opener minimale in pieno stile Mogwai, è il biglietto da visita di Wild Light, nuovo lavoro dei 65daysofstatic.
Quest’ultimo capitolo della band britannica, arrivata al sesto disco ormai, mostra un sound più asettico, facilmente scambiabile per qualcosa di gelido. La verità però è che non c’è nessuna freddezza emozionale, anzi esattamente l’opposto. I picchi raggiunti stavolta sono molto più alti del previsto e sebbene durante l’ascolto ci sembri di stare dentro una sala operatoria asettica, Wild Light è forse il disco più viscerale fatto finora dai 65daysofstatic.
L’uso dell’elettronica s’insinua negli angoli più remoti donando lucentezza e splendore a tutte le tracce.Stavolta la band è orientata verso un utilizzo massiccio delle macchine e dobbiamo ammettere che la cosa gli riesce molto bene, Prisms è l’esempio del nuovo percorso e con il passare dei minuti le cose migliorano. Piede pesante sull’acceleratore e con Blackspots i Nostri volano davvero alti. La ritmica incalzante, poche chitarre efficaci e bordate elettroniche di fine grana vanno a completare questo puzzle perfetto. Il loro è un processo di mutazione genetica, un continuo ricambio cellulare. Se gli strumenti acustici sono attraversati dalla freddezza chirurgica dell’elettronica austera e inclemente, quest’ultima è martoriata dalla fisicità di basso chitarre e percussioni, terreno fertile per questo potente post rock cangiante.
Ispirati ai Mogwai, ma lontanissimi dallo scimmiottarli, i nostri hanno sempre effettuato una ricerca interiore tangibile nelle composizioni più estreme (Sleepwalk City). Taipei mostra il fianco scoperto, viaggiando su una melodia che evoca sogni malinconici. Unmake The Wild Light ha un incedere costante, fatto di bassi profondi e melodie armoniose che s’interrompono per lasciare spazio ad accenti crepuscolari in Self Passage, traccia che ci porta verso la conclusione di questo lavoro.
Disco intenso nella sua totale interezza, le tracce funzionano nel complesso ma anche singolarmente, di questi tempi è platino che cola.
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//www.youtube.com/embed/lMp3hovjQyQ
12/11/2013 -
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