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Samsara Blues Experiment
Waiting For The Flood
2013
Electric Magic
di Giuseppe Celano
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Long Distance Trip ci aveva lasciati con la mascella serrata, il successivo Revelation And Mistery aveva confermato le aspettative dell’esordio spostando in avanti l’asse compositivo della band. Ci mancava di vederli nella dimensione live per un giudizio complessivo. Abbiamo rimediato approfittando della loro discesa a Roma che li ha definitivamente consacrati come schiacciasassi. Di fronte a questa nuova chiamata non potevamo mancare, basta schiacciare PLAY per dare la possibilità a Waiting For The Flood di asfaltare il nostro sistema auditivo. Cos'è cambiato rispetto al passato?
Nulla dal punto di vista tecnico, tutto combacia perfettamente, gli ingranaggi sono oleati a dovere. Le chitarre mordono, i riff granitici costruiscono un muro di suono temibile, la voce ha quel sano accento grezzo che viene dritto dal cuore della Germania. La fondamentale componente psichedelica ammanta l’intera opera fornendo al disco un certo fascino sfuggente. Ma c’è dell’altro, nelle profondità di questo disco s’annidano, come minuscoli batteri invisibili, alcuni rimandi al jazz e in altri casi, come nella sezione centrale di Waiting For The Flood, sembra di stare di fronte a No Quarter dei Led Zeppelin del live The Song Remains The Same. A quota tre della tracklist arriva Don’t Belong, il trio ti fa sudare nell’attesa dell’apertura melodica, poi decolla su riff ribassati con l’aggiunta di un inaspettato talk box, dimostrazione che la band non ama sedersi ma s’avvia verso la ricerca di nuove soluzioni nel rispetto della (loro) migliore tradizione Seventies. Più complessa è la struttura di Brahmin’s Lament, summa di quanto appena detto con “l’aggravante” di sitar e melodia dai profumi indiani che aggiungono le giuste spezie a un brano già succulento e ricco di cambi ritmici.
Registrato per suonare quasi come un live, Waiting For The Flood è caldo e viscerale come il blues da cui proviene. In questi diciotto mesi di gestazione la band riunisce gli echi del passato con lo sguardo rivolto al proprio futuro mentre il sound rimane ancorato saldamente al rock progressivo degli anni settanta. Potenza e durezza, armonie psicotrope rinchiuse in un mondo policromatico e rivestite d’acciaio brillante capace d’assumere forme liquide cangianti in base alle necessità. Immaginate una lunga jam cosmica con pochi limiti e qualche direttiva violata da questo power trio che si diverte a distendere in avanti questo maestoso sound e avrete una vaga idea di cosa sono i Samsara Blues Experiment.
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19/11/2013 -
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