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Avete presente le famigerate tre scimmiette (“Non Vedo, Non Sento, Non Parlo”), che nella cultura popolare rappresentano la mafia e l’omertà grazie alla quale essa continua a prosperare? Ebbene, forse non lo sapevate, ma sono dirette discendenti delle tre scimmie della saggezza, originarie dell’antica Cina e giunte a noi transitando per il Giappone. Mizaru, quella cieca, rappresenta il popolo che ascolta, parla, ma non vede; Kikazaru è quella sorda e rappresenta la classe dirigente e politica, che parla e vede, ma non ascolta; infine Iwazaru, la muta, è il simbolo dei veri leader, coloro che vedono e sentono, ma non parlano, e restano nell’ombra, custodendo gelosamente l’unico vero strumento di potere, ossia la conoscenza. L’iniziale dominio di Kikazaru su Mizaru è compromesso dalla ribellione di quest’ultimo, e i due se le suonano di santa ragione, sino al ribaltamento della situazione di partenza; a tutto vantaggio di Iwazaru, il quale si frega le mani soddisfatto, considerato che le due caste in lotta, accecate dalla rivalità e dall’ambizione, si limitano a modificare il sistema perverso in cui vivono, in una lotta ciclica, senza fine e senza senso, lasciando inalterato il SUO effettivo dominio su entrambe. Le piramidi, sia diritte che rovesciate, che abbondano nell’artwork, indicano le diverse prospettive da cui è necessario guardare i ribaltamenti della società per capirli. Lotta di classe, simbologia esoterica e filosofia apocalittica. Fantastico. Un orgasmo intellettivo. Ma lasciate da parte sia il mio sfoggio di cultura personale, sia la considerazione (inevitabile, ma scontata) che questi diavoli di cinesi sono sempre avanti a tutti e che tremila anni fa avevano già capito come sarebbe andato il mondo nel 2013. Ho voluto partire dal racconto del concept di ”Revelatio” perché non trovavo modo migliore e più esemplificativo per darvi un’idea della creatività estrema che i francesi DunkelNacht hanno infuso a palate in quest’album. E siamo fermi all’aspetto concettuale, perché se ci addentriamo in quello musicale, ci si apre un mondo sconfinato di chiaroscuri, rifrazioni prismatiche, composizioni e scomposizioni continue e ardimenti barocchi. Tra parentesi, nulla di tutto ciò sembrava essere nelle corde dei DunkelNacht di “Atheist Desekration”, improntato a un ambient black metal crepuscolare e atmosferico, a tratti neanche particolarmente aggressivo. “Revelatio” deve molto al death, anche quello melodico se vogliamo, ma i pattern ritmici fin troppo esuberanti, opera del deus ex machina Heimdall e del batterista (dalle doti soprannaturali) Max Goemaere, che ha sostituito la drum machine, creano qualcosa di assolutamente unico nel genere. Il vocalist Frost è l’altro nuovo acquisto della band, e dal suo scream aspro e corrosivo oltre che dai blast beat di Goemaere scaturisce una parte non indifferente del demoniaco fascino di queste 11 complicatissime track.
L’intro The Fall Of Entropy è un suggestivo patois di tastiere sia gotiche che elettroniche, atmosfere medievali, vocalizzi vari (a me personalmente ha ricordato molto i primi Bathory). Curioso omaggio a Martin Luther King, la cui celeberrima citazione “I have a dream” viene ripresa in chiave sarcastica in spregio alle brame di potere dell’umanità. Le ritmiche di Emergent Primitive Constellations sono tra le più incandescenti della tracklist, quasi una metafora della delirante fucina creativa e neuronale che pone l’ascoltatore nella posizione di Dio stesso: “Mizaru, Iwazaru and Kikazaru and me gathered, I would have created God by inventing myself”. Ossia, Dio non è che una proiezione del leader di turno, generata dal bisogno umano di scaricare altrove la responsabilità delle proprie azioni. Ashes From Stellar Oracles presenta Kikazaru dal punto di vista di Mizaru, ovvero la classe dirigente vista dal popolo. Non oso pensare che catalogo del turpiloquio ne verrebbe fuori se fossimo in Italia e non nell’antica Cina, fatto sta che nel testo i DunkelNacht si rifanno invece, molto elegantemente, all’untuoso e patetico servilismo idolatrico che le classi inferiori riservano ai propri sovrani in cambio di protezione e benevolenza. Il tutto impreziosito da un assolo di chitarra malefico e ammaliante. In Dissolved Fractal Esoterism, un tripudio di tastiere spumeggianti, esagerate, orgiastiche, Iwazaru si presenta da sè, dato che gli altri due ignorano la sua esistenza: “Great kings, politicians or defenders of Heaven are finally nothing but our stupid puppets (…) The increasing futility of the world we use constantly”. Se questo non è un Dio. Through The Reign Of Lunacy: questa volta tocca a Mizaru essere presentato da Kikazaru, con toni assai meno lirici di quelli usati dal suo rivale, che mettono in evidenza la spregiudicatezza della classe dirigente nello sfruttare l’ignoranza e la superstizione come un’arma puntata alla gola del cittadino. Le Serment Des Hypocrites individua nell’ipocrisia il tratto comune delle tre caste, attraverso melodie semplicemente incantevoli e ipnotiche che si snodano lungo una traccia ritmica accidentata come un girone dantesco. La title track è un intermezzo strumentale dallo spirito vagamente jazzistico. Where Livid Lights Emblaze è certamente il perno lirico dell’album, qui l’accento è posto sulla narrazione che descrive la lotta tra le due caste belligeranti vista dal leader supremo Iwazaru. Enthroned In The Light è il racconto di ciò che avviene dopo la sollevazione popolare, un altro punto cruciale all’interno della trama. Anche qui troviamo un ampio ricorso al simbolismo e all’esoterismo nel testo. Le complesse linee chitarristiche di Rebirth Of The Black Procession fanno da sfondo ad una delle tante “rivelazioni” presenti nella storia, ossia la ciclicità e l’ineluttabile ripetizione di un destino stupido e cieco che accomuna tutta l’umanità, senza distinzione di classi sociali. Infine Post Prophetic Rebellion, il pezzo più inequivocabilmente black e nichilista, rappresenta il caos che scaturisce da questa situazione e che porta alla scalata al potere di sempre nuove dittature, politiche, religiose, culturali o individuali che siano. Sarà un punto di vista condivisibile o meno, ma nessuno può dire che non sia interessante o argomentato. Divinamente argomentato, scusate la contraddizione in termini. Un signor album. E anche attuale, se apprezzate la cosa. Com’era? La conoscenza è l’unico potere del vero leader? Qualcuno lo va a spiegare a quei signori di Roma, per favore? Tracklist : INTRODUCTION 01 - The fall of entropy CHAPTER I 02 - Emergent primitive constellations 03 - Ashes from stellar oracles 04 - Dissolved fractal esoterism 05 - Through the reign of lunacy TRANSITION 06 - Le serment des hypocrites CHAPTER II 07 - Revelatio 08 - Where livid lights emblaze 09 - Enthroned in the light 10 - Rebirth of the black procession CONCLUSION 11 - Post prophetic rebellion
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