|
A sei anni dal disco d'esordio "Roba lieve" tornano i La Rosta con un nuovo disco intitolato "Hotel Colonial".
Il trio è formato da Marco "Goran" Ambrosi (Chitarre, bouzouki, mandolino, percussioni, cori e voce) dei Nuju, Massimo "Ice" Ghiacci (Voce, chitarra acustica, mandolino, armonica, sintetizzatore, percussioni) fondatore e bassista dei Modena City Ramblers e Andrea Rovacchi (Sintetizzatore, pianoforte, organo, batteria, persussioni e produzione artistica) dei Julie's Haircut. Undici tracce inedite registrate tra il 2019 e il 2021, in bilico tra folk e canzone d'autore. Apre le danze "Hotel Colonial" ("Il tuo volto riflesso al soffitto e il nostro sguardo abbracciato sarà il regalo perfetto") con percussioni, arpeggi di chitarra flamenca ed elettronica sparsa.
"Con la poesia" ("Sarà un respiro di neonato, un salto avanti all'improvviso, senza conoscere il perchè, tenendo stretto il mio motivo") ha una ritmica serrata di chitarra acustica che si incastra alle percussioni e alle virate elettriche. Di taglio pù malinconico è "Sul filo" ("Sul filo della luce a cantare Cohen, solo come un passero orfano d'amore, guardo i nostri giorni volati in un baleno, finiti tra le nuvole a scappare dal sereno"). "La ragazza col piercing sul cuore" (" Un raggio di luce tra i passi del mattino e i suoi giorni, in fondo quel nome presto non l'avrebbe fatta più voltare, un pettirosso saltellava fischiando tra i tavoli e i clienti del bar, quella forza la sentiva vibrare nel suo decimo arcano maggiore") ha un'andamento dylaniano con un tappeto di chitarra e organo. Un'armonica colora di western "Odore di miscela" ("Gli occhi chiusi e il mio cuore a sognare Nastassja Kinski che ti prende per mano come Jane nel film di Wenders") tiratissima nei colori delle percussioni. "La stanza chiusa" è uno strumentale sostenuto dalle varie corde e dalla batteria.
"Ramingo" (" Ramingo mi muovo sulle strade affollate, gli sguardi mi spingono come il vento le onde, abbandono la via che hanno scritto per me, mi spingo verso il calore di terre lontane") ha un'atmosfera desertica dove il pianoforte duetta con la chitarra elettrica e i ricami di mandolino sopra il cantato disperato di Marco Ambrosi. Atmosfere più oscure e richiami etnici colorano "I denti del cane" ("Dimmi tu dov'è la luce che io sono cieco per metà, ho bussato alle porte del buio per vedere l'eternità"). "Una vita insieme" ("Ma il nostro giorno ci vede cambiare, le sue ombre ci danzano intorno per sparire in promesse di luci e poi la notte ci costringe a tremare") ha un sapore più pop, con un ritornello che apre bene sopra il sostegno della chitarra acustica e dell'organo.
"Uomo in grigio" ("E foglia dopo foglia ho costruito la mia stanza secca, fredda e sterile per custodire assenza, vestendomi nei volti che negli anni ho cammnato e sempre proteggendomi nel grigio che ho indossato") è un pezzo in crescendo, dove esplode la rabbia nel canto di Massimo Ghiacci e il violino di Lorenzo Iori che riecheggia "Fisherman's blues" dei Waterboys. Chiude il disco la trascinante e amara "Non c'è più tempo" ("Li vedi per la strada, li senti dall'odore, parlano come chi non vuole sentire, erano i sogni e i compagni geniali, sono il nuovo cibo di animali virtuali"). Un lavoro fresco, energico, meditativo. Una buona scrittura che si unisce ad un sound acustico sapientemente contaminato di elettronica, senza perdere mai di vista la matrice tipicamente folk.
Intanto godiamoci le stanze dell'Hotel Colonial, con la speranza di incontrarli presto a macinare chilometri lungo il nostro paese.
TRACKLIST
Hotel Colonial Con la poesia Sul filo La ragazza col piercing sul cuore Odore di miscela La stanza chiusa Ramingo I denti del cane Una vita insieme Uomo in grigio Non c'è più tempo
|