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Dopo essere rimasti per ben dodici anni fuori dalle scene, tornano a farsi sentire gli Hoodoo Gurus, una band di culto, mai dimenticata e che - insieme a Radio Birdman e Died Pretty - si può tranquillamente annoverare fra i pionieri del “garage rock” australiano.
Il nuovo album si intitola “Chariots Of The Gods” ed esce sia su cd che su vinile doppio , con tre brani in più. Il gruppo si è formato a Sidney nel 1981 e ha festeggiato l’anno scorso quaranta anni di carriera. Il periodo migliore della band è stato comunque a metà degli anni Ottanta quando la loro formula basata su un rock molto serrato, ma anche estremamente melodico, ha conquistato tutti, anche in Europa. Gli Hoodoo Gurus sono ancora guidati da Dave Faulkner, chitarra e voce, e possono contare su Brad Shepherd, chitarra e armonica, Rick Grossman, basso elettrico, e Nik Rieth, batteria. Il mondo intero è stato devastato dalla pandemia negli ultimi due anni, siamo stati tutti costretti a chiuderci in casa, ma per gli Hoodoo Gurus si è trattato di un periodo fortunato sotto il profilo artistico.
Hanno ritrovato infatti l’unità della band, hanno riscoperto la voglia di suonare insieme e hanno registrato in studio questo fantastico “Chariot Of The Gods”, un disco stratosferico, che denota una grande compattezza sul piano compositivo , un ritrovato lirismo e una scrittura fertile. Brani come “My Imaginary Friend” e “Carry On”, due “rock ballad” di pregevole fattura e le tiratissime “World Of Pain” , “Answered Prayers” e “Don’t Try To Save My Soul”, rappresentano bene le due anime del disco, una morbida e raffinata, l’altra più aggressiva, con profonde radici psichedeliche. Da segnalare anche la “cover” di “I Wanna Be Your Man” dei Beatles, in versione punk: uno spettacolo vero! Si tratta in pratica del felice ritorno di quel “Guru Sound” che sembrava scomparso, di una nuova primavera per le fortune della band. Un rock and roll elettrico che si combina perfettamente ad un “power pop” quanto mai immediato e diretto, un dono per quanti si espongono all’ascolto.
Siamo di fronte ad uno di quei casi molto rari in cui il naturale invecchiamento dell’età dei componenti della band non corrisponde affatto ad una perdita di entusiasmo o dell’anima rock dei singoli musicisti. Album capolavoro, da possedere al più presto.
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