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Per una ragazza di 21 anni, dopo aver trascorso una sana gioventù a Pontedera, divisa fra studi di canto classico e gospel, ma passata anche attraverso collaborazioni prestigiose con il St. Jacob’s Gospel Choir diretto dal M. Massimo Bracci, i Joyful Angels diretti dal M. Vijay Pierallini ed in particolare con la cantante americana Cheryl Porter, l’idea di poter creare un progetto musicale tutto suo è qualcosa di ambizioso ma al tempo stesso ammirevole. Il nostro “Bel Paese” non è tra quelli più lungimiranti per favorire i giovani talenti che vogliono vivere di “musica” ma per fortuna ci sono anche menti acute che sanno rischiare e tra queste, una grossa parte la fa sicuramente Roberto Vigo, responsabile dello studio di registrazione Zerodieci di Genova Quarto, il quale, sinceramente colpito dalla qualità della voce e dalla personalità della cantante, ha deciso di produrre il suo primo album, My reflection. In questo progetto il suo supporto è pieno sotto tutti gli aspetti e a beneficiarne è soprattutto il lavoro della cantante, la quale firma tutti i brani con testi in inglese (tranne uno composto in collaborazione con Dado Moroni) e dei musicisti che l’accompagnano, Gianluca Tagliazucchi al piano, Dino Cerruti al contrabbasso e Rodolfo Cervetto alla batteria. L’impronta di base di My Reflection è un jazz melodico che a tratti assimila delle venature più leggere che sembrerebbero sconfinare nel pop, nobilitato però da una voce raffinata che rende i brani sempre appetibili. Come abbiamo accennato nell’album vi sono collaborazioni eccellenti del panorama jazz nazionale ed internazionale, tra i quali Dado Moroni, co-autore insieme alla cantante del brano Real, che a detta della cantante è stato molto importante nel progetto per la capacità di saper trasmettere tanta positività, dando vita ad un sodalizio molto forte; e ancora Riccardo Fioravanti, Enzo Zirilli, Andrea Pozza, con cui interpreta una versione piano e voce di I'm Glad There Is You e Pietro Leveratto, ospite d'onore nel classico It Ain't Necessarily So. Andrea Celeste ha scritto quasi tutti i brani del suo album e li ha anche personalizzati aggiungendo al titolo un breve pensiero per raccontare le emozioni che singolarmente l’hanno ispirata, brani in cui racconta l'amicizia e l'amore, due valori per lei molto importanti ma anche esperienze personali che l’hanno profondamente segnata come le parole che accompagnano “A thought away” - Quando tu veramente ami qualcuno è difficile dimenticare tutte le piccole cose che hai condiviso. La tua giornata diventa la pagina di un diario che sei obbligato a leggere – oppure “Take my hand” – Una delle prime canzoni che ho scritto che parla di un amore lontano che non ha mai saputo veramente quello che ho provato per lui -. Quello che più impressiona in questa giovane interprete è la capacità di “sentire” nel profondo quella che è la sua massima espressione musicale, cioè “la voce” in grado di spaziare da brani classici di stampo “gerswhiniano”, a composizioni articolate e originali in un perfetto inglese che penso sia stato oculatamente scelto per poter accedere ai mercati discografici internazionali, sicuramente più sensibili a questi progetti. Il risultato finale di “My Reflection” è un jazz delizioso, come un vestito fatto su misura per la voce di questa splendida cantautrice e della sua capacità nel bilanciare, con rara eleganza, toni suadenti e una potenza straordinaria.
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