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La verità è che un certo tipo di rock and roll tipicamente a stelle e strisce non sono mai riuscito ad apprezzarlo appieno fino a che non mi è venuta la brillante idea di installare uno stereo sulla macchina. Prima di allora il mio atteggiamento nei confronti dei vari Springsteen, Seger e Cougar era quantomeno scettico; ascoltandoli in cuffia o sullo stereo di casa, restavo concentrato sulla ripetitività dei fraseggi, sull’insipida retorica delle liriche e sull’apparente scarsa innovatività del suono, e perdevo – in fondo – il quadro complessivo. “Musica per camionisti”, la definivo in pubblico (con tutto il rispetto per il duro lavoro di chi si sposta con un TIR di casello in casello, ma a giudicare dalle compilation vendute agli autogrill, i gusti musicali dei truck-drivers non sono mai stati il massimo)... Poi un giorno, avendo effettuato l’acquisto di cui sopra, trovai in svendita (a 1.000 lire se non ricordo male) una cassetta di “Darkness On The Edge Of Town” di Springsteen e senza volerlo mi ritrovai a 150 all’ora sull’autostrada a cantare a squarciagola insieme al Boss “…prove it all night… prove it all night…” trasfigurato dall’emozione, e dalla forza di quel rock and roll magari privo di sfumature - magari antico - ma fortemente elettrizzante. E sicuramente più efficace, per un viaggio sulle quattro ruote, di quanto lo siano i Birthday Party o i Rain Parade. Oggi i numeri uno di una lunga tradizione partita (più o meno) dai Lynyrd Skynyrd e proseguita dai vari Seger, Springsteen, Petty e Cougar, sono i georgiani (da Athens, la città dei R.E.M. e dei B-52’s) Drive-By Truckers, al settimo album dopo un sesto, “A Blessing And A Curse” (2006), che a mio avviso era risultato uno dei capitoli più deboli della loro discografia. E, va detto subito, “Brighter Than Creation’s Dark”, pur nella sua sproporzionata durata – 75 minuti e passa – è un gran bel disco, forse il migliore in assoluto dei Drive-By Truckers, che appaiono come mai prima coscienti dei propri mezzi e che mostrano una incredibile facilità nel passare da un registro espressivo all’altro: dal rock viscerale al country nashvilliano, come bere un bicchier d’acqua. L’oggi sestetto sudista non sembra affatto aver risentito dell’abbandono del songwriter Jason Isbell, lanciato verso una carriera solista, che nell’ultimo lustro tanto aveva contribuito alla popolarità dei Drive-By Truckers, cui aveva dato diverse canzoni memorabili. Anzi: in assenza di Isbell, tutti i DBT e in particolare Patterson Hood – trovatosi a gestire la co-leadership della band accanto al socio di sempre Mike Cooley – sembrano aver fatto un impressionante salto di qualità come songwriters. Le più belle, le più suggestive, le più raffinate canzoni di “Brighter Than Creation’s Dark” sono infatti quelle firmate da Hood, a partire da quelle due desertiche ballate alla Richmond Fontaine che rispondono ai titoli di “Two Daughters And A Beautiful Wife” e “Daddy Needs A Drink”. Stavolta non c’è un tema conduttore (e meno male!); in generale tutto l’album è cosparso di vignette, di abbozzi alla Raymond Carver della “small town America”, piccole vite desolate di individui che si trovano a fare i conti con la crisi economica, con la guerra, e in generale con le loro ordinarie desolazioni. Come l’anonimo deceduto che viene sinteticamente ricordato come il capofamiglia con “due figlie e una bella moglie” di “Two Daughters...” o l’imprenditore disonesto del mid-tempo “Goode’s Field Road”, che sapendo di andare in prigione dice alla moglie: “...occupati dei bambini e quando verrà venduto il deposito di macchine, pagaci la casa / e mi raccomando, se viene il tipo delle assicurazioni tu non sai nulla / di quanto è accaduto a Goode’s Field Road...” E sì, non c’è dubbio: le canzoni di Patterson Hood sono di un livello superiore: ascoltare per credere il vibrante rocker springsteeniano “The Righteous Path” e, soprattutto, la crepuscolare “The Opening Act”, forse l’apice dell’intero album con una lirica in cui viene descritta la serata di un musicista di mezza tacca che si guadagna da vivere suonando, di sera in sera, come apertura in concerti altrui, di fronte ad un pubblico che preferisce darsi da fare con il “toro meccanico”. E anche al gruppo supportato dal protagonista la serata non va molto meglio: “There’s a band on stage that used to be huge / They sound on but no one’s listening / They’re told to turn down and they politely oblige” (“C’è una band sul palco che una volta era famosa / Sembrano buoni ma non c’è nessuno che ascolti / Gli viene detto di andarsene ed educatamente acconsentono”). Anche Mike Cooley, l’altro compositore e membro storico, dà buone prove di sé come nell’intimistica “Checkout Time In Vegas”. Altrove, però, appare troppo di maniera, in special modo quando ricalca stili altrui come in “3 Dimes Down” dove riecheggia il fantasma di Bob Seger e della sua “Rock and Roll never forgets” e nel country nashvilliano di “Lisa’s Birthday”, che sa decisamente di già sentito. Per la prima volta, inoltre, compare in veste di cantante oltre che di compositrice la bassista Shonna Tucker (ex-moglie di Jason Isbell) con tre ballate essenzialmente romantiche (di cui la migliore è “Home Field Advantage”) in cui però non fa grandissimo sfoggio di personalità. Da notare infine la presenza come sesto membro aggiunto dei Drive-By Truckers per l’occasione del leggendario organista Spooner Oldham (che suonò con Dylan e perfino con Elvis!) che contribuisce a rendere “Brighter Than Creation’s Dark” il più raffinato (finora) tra tutti i dischi pubblicati dalla band. Un po’ lungo, non c’è dubbio, e cinque-sei canzoni (non di Hood!) avrebbero potuto essere escluse dalla tracklist. Ciononostante non ci piove: “Brighter Than Creation’s Dark” è uno dei migliori dischi di genere “americana” che sentirete/sentiremo quest’anno. In macchina, preferibilmente, e lanciati a tavoletta su qualche highway della periferia dell’Impero.
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