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Aaron Jerome
Time To Rearrange
2007
BBE Records
di Claudio Biffi
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Giovane DJ e produttore londinese, Aaron Jerome con questo debutto “Time To Rearrange”, fa valere le sue capacità di produttore e mette a frutto la sua esperienza di DJ proponendo una rielaborazione di brani di Roy Ayers, Bugz in the Attic, Zap Mama, Nithin Sawhney e soprattutto Nicole Willis combinati su basi di matrice House e Hip-Hop ma con una musicalità ben marcata dalle voci di Bajka, Simphiwe Dana, Mozez (Zero 7), Yungun e Katrin deBoer (Belleruche). Anticipato dall’Ep del 2007 "Dancing Girl", questa “compilation” svaria dalle atmosfere proprie della dancefloor al jazzy sound, dando il giusto risalto alle voci che accompagnano alcuni dei brani di “Time to Rearrange” come quello d’apertura “Kwa Kungasa” con l’africana Siphiwe Dana oppure "Reel Time" e "Late Night Mission", rispettivamente con Voice e Yungun. I tredici pezzi del disco rischiano di essere un po’ slegati tra loro proprio per la varietà dei generi miscelati ma l’abilità tipica di chi “gioca” naturalmente con questa tipologia di musica è forse il merito principale di Jerome. C’è una sorta di continuità ossessiva nel ritmo downtempo che accompagna brani come “Way of Life” e “Reel Time”, mentre nel primo sono i fiati a fare da traino nel secondo entrano in scena le percussioni ma rimane l’idea di fondo di legare il tutto con il supporto fondamentale delle voci di Bajca e Voice. “Time to Rearrange” brano che dà il titolo anche al cd viaggia sui binari dell’alta velocità e l’effetto è efficacemente scandito dal basso in sincrono con il charleston e con la chitarra ritmica, cosa che in parte si ripete nel successivo "Late Night Mission" dove a fare la differenza incombe la ritmica della voce di Yungun decisamente più di stampo hip-hop. Per non smentire la diversità delle scelte Jerome interrompe di netto il percorso con “Rearrange”, breve intermezzo acustico in stile latinoamericano che serve ad introdurre la melodica "Blow Your Own Part 2", classica bossanova impreziosita dalla suadente voce di Kathrin DeBoer supportata dal pianoforte e dalla ritmica della batteria, vera costante di ogni brano del disco. Non si fa in tempo ad abituarsi alle melodie raffinate e sofisticate della DeBoer che arriva l’elettronica supportata dai campionamenti industriali di "Silent Suffering" e dalla voce di Mike Orwell che anticipano la lunga suite “Marrakesh” dove in nostro dj si diverte a mischiare archi, charleston e vari suoni campionati che in parte richiamano il precedente “Time to Rearrange”. Siamo in dirittura finale e l’onore di chiudere il viaggio spetta nuovamente a Kathrin DeBoer con “Misunderstanding”, confezionato per esaltarne le qualità vocali e renderla vera musa ispiratrice di questa prima prova di Aaron Jerome, che ne mette in luce le capacità nell’alternare generi che vanno dal jazz all’hip-hop, all’house e all’elettronica. Londra ha trovato una valida alternativa all’altro astro nascente Mark Ronson.
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13/03/2008 -
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