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Era da un po’ che non si sentiva parlare dei 24 Grana. Ma non per questo la band di Francesco Di Bella si è mai fermata, né ha arrestato il proprio percorso di maturazione artistica e musicale. Dopo "Underpop" e l’edizione speciale di "Metaversus" (Cd + Dvd), i loro ultimi lavori, questo “Ghostwriters”, uscito il 31 gennaio, conferma che in realtà il gruppo – con il quinto album in studio - ha acquistato un sound unico e immediatamente individuabile nel panorama alternative italiano. E se possibile, lo ha fatto mettendosi in gioco ancora una volta, trasformandosi nuovamente e virando in una direzione più pop e intimista rispetto al passato. Senza schiamazzi, quasi nell’ombra, come dei Ghostwriters. Un disco cantautoriale e sofferto, che mette da parte – ma non del tutto - il rock, il dub, il reggae degli esordi. Le canzoni risentono degli umori e dei malumori della città di Napoli, come sempre. Sofferenza, passione, liriche delicate e i racconti dei vicoli del centro storico. Ma nulla è lasciato al caso, tutto si tiene in un disco compatto, variegato ma allo stesso tempo semplice come il sole che spunta tra i palazzi di Piazza del Gesù. In totale 9 canzoni (di cui due in italiano), in cui però è concentrato tutto, con equilibrio: il primo singolo, “Avere una vita davanti”, vede come ospite Riccardo Sinigallia ed è senza dubbio la ballata più pop e orecchiabile, con una melodia semplice ed un testo delicato (“Avere una vita davanti e chiedersi cosa cercare / Avere a una biga i cavalli e ridere al sole d’estate / Se ieri ero ancora un bambino domani sarò un vagabondo / La vita è così si alza al mattino e si abbassa alla sera”) che risente molto dello stile del cantautore romano (il fratello Daniele, infatti, ha curato l’intera produzione artistica del disco). Ma oltre questo, ci sono altre piccole grandi canzoni, come “Luntano”, sofferto brano che apre il disco o “Smania ‘e cagnà”, bel dub leggero impreziosito dalla voce di Marina Rei. Ancora, “Le verità”, che vede la collaborazione di Filippo Gatti, ex Elettrojoice, o la storia straziante narrata in “Carcere” ("Giudice, giudice c’hai cumbinato? / Assolto ‘o figlio ‘e nu magistrato / ca pè gelusia ha sparato e pure a uno l’ha accuppato: ‘a sentenza mo è cagnata / e ‘a cundanna nun è arrivata e a me trent’anne m’ate dato"). Infine, la melodia intensa di “L’alba” o la semplicità disarmante di una canzone decisamente bella come “Accireme”, che vede Claudio Martinez all’armonica in chiusura. Da sottolineare le tre versioni in cui è possibile acquistare il disco: oltre al Cd semplice e alla versione in vinile, anche un Cd più libro/fumetto (con le illustrazioni di Roberto Amoroso).
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