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Prima compilation ufficiale per il collettivo romano conosciuto come Truceklan: superfluo ma forse, per alcuni, necessario ricordare come le uscite del 2007 targate Noyz Narcos e Metal Carter abbiano definitivamente sdoganato il Truceklan, liberandolo dall’immagine di fenomeno solo trash ed “ignorante” per cui passava anni fa. La regia di Lou Chano e Fuzzy ha dato un suono caratteristico ed una compattezza qualitativa indubitabile: Noyz si è distinto come ottimo rapper dalla tecnica evoluta e dal flow straordinario; Carter è molto più grezzo tecnicamente ma i testi di “Cosa avete fatto a Metal Carter?” l’hanno evidenziato come sensibile, vulnerabile ed onestissimo cronista del proprio disagio mentale, metafora chiarissima di un malessere generazionale ed esistenziale che si annusa un po’ ovunque. Queste premesse per togliere “quel” sorrisetto ai know-it-all della scena che ricordano solo “Pagliaccio di ghiaccio” e le altre uscite, oggettivamente piuttosto scadenti, che hanno caratterizzato l’attività del klan prima del 2007. Venendo finalmente a “Ministero dell’inferno” lo si può definire come un album collettivo, sotto la regia del Truceklan, con la partecipazione di altre realtà ad esso vicine ed affini per natura o per collaborazioni passate: troviamo così eroi underground come Kaos e Danno, realtà cult come Gente De Borgata e Santo Trafficante, entità dalla natura mista major/underground come la Dogo Gang o decisamente appartenenti al circuito mainstream come Fabri Fibra. Non mancano partecipazioni completamente estranee all’universo hip hop come quelle di Cripple Bastards e Pinta Facile Oi!. Diciamo subito che, sorprendentemente, pochissimo in questo lavoro suona forzato, tirato per i capelli o fuori posto come si potrebbe temere: l’immaginario scuro, mefistofelico ed infernal-catartico in cui si è sempre mosso il Truceklan rende assolutamente e naturalmente assimilabili ad esso anche le collaborazioni più ardite ed apparentemente scentrate. L’artwork di copertina, veramente ispirato ed evocativo, si presta perfettamente ad “ospitare” tutte le modalità espressive e musicali che questa compilation contiene: la bocca spalancata del mostro-lupo raffigurato diventa quindi la porta per entrare in un “inferno” che vuole esplicitamente ispirarsi a quello di Dante – nell’ottima intro di DJ Gengis Khan una voce recita infatti i primi versi della Divina Commedia. Le produzioni, data l’eterogeneità degli artisti ospitati, sono variegate ma suonano sorprendentemente omogenenee nel loro tono scuro/minaccioso e nelle atmosfere cupe che evocano di volta in volta – strepitoso il remix di “Pandemia” di Kaos con il sample del flauto di “Un blasfemo” di De André... senza prezzo e, tra l’altro, necessario a cancellare l’onta del De André “stuprato” a Sanremo da Frankie Hi-Nrg – e sono opera di Lou Chano, Fuzzy, Rough, Don Joe, Noyz Narcos, C.U.N.S., Giordy Beat e Gengis Khan. Diverso il discorso per le comparsate al microfono dove si nota un equilibrio qualitativo a tratti forse un po’ incostante ed un’ispirazione nella scrittura non sempre egregia: nessuno vuole “squalificare” nessuno ma, oggettivamente, qualche MC non è sempre all’altezza della media qui rappresentata. Ottime sorprese vengono da affiliati al Truceklan che fino ad oggi in pochi avevano avuto modo di apprezzare: si distinguono Benetti DC (grande in “Tutto uguale tutto male”), Mystic 1, Mr P e Zinghero; abbastanza migliorato nella scrittura Santo Trafficante che comincia a diventare più interessante (ma quando esce “Ghiaccio”??…mannaggia!!!); Duke Montana suona grosso e aggressivo sia in italiano che nelle vesti di hype man in inglese – very grezzo from Broccolino! Per i nomi grossi non ci sono grandi cadute di sorta anche se Metal Carter (chi scrive ne è fan e quindi, forse, pecca un po’ di severità) non sembra sempre ispirato al suo meglio (in “We Crave Hardcore Rap” e “Bambino Cattivo” non è proprio al top); Noyz è una garanzia e per Kaos e Danno non servono parole. La Dogo Gang non delude e Fabri Fibra neanche (considerando che ormai i virtuosismi di inizio carriera sembrano ormai – ed inspiegabilmente – sepolti per sempre). Cole è in forma, Gel fa una comparsata alla sua altezza e, come spessissimo accade, dalla Gente De Borgata arriva solo sostanza e qualità. “Ministero dell’inferno” è un lavoro originale, interessante e dalla qualità decisamente buona: rappresenta un’ottimo esempio dei diversi usi che si possono fare del rap - tra le altre cose, chi aveva già sentito rappare utilizzando il ‘growl’ tipico di certo metal si faccia avanti! L’effetto che se ne ricava dipende molto da ciò che ognuno si aspetta da un progetto di questo tipo e dal livello di apertura mentale di ogni ascoltatore. A parere di chi scrive lavori come questo possono solo fare bene al diversificarsi della scena hip hop italiana ed alla capacità di chi ascolta di “decifrare” e “digerire” nuovi linguaggi sempre più misti e compositi.
“Prendo un treno che va/ a vaffanculo città!” (Metal Carter da “Bloodbath”)
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