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Counting Crows
Saturday Nights And Sunday Mornings
2008
Polydor
di Fabrizio Biffi
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Sei anni di latitanza creativa, intervallati da alcuni sprazzi (un disco dal vivo e la partecipazione ad una colonna sonora con tanto di nomination all’Oscar). Questa la striscia che ha preceduto l’uscita, in sordina, del nuovo disco dei Counting Crows, quel "Saturday Nights And Sunday Mornings" che ora mi scorre nelle orecchie per la terza volta rivelandosi come la migliore dimostrazione di cosa distanzia un gruppo con i controcoglioni dal resto delle produzioni mordi e fuggi di questo ultimo periodo. L’anima dei Counting Crows è quell’Adam Duritz che si è caricato sulle spalle il peso di traghettare il gruppo nel cuore di una nuova e credibile vitalità. C’è nell’ultimo lavoro del gruppo una vena di sano conservatorismo rockettaro che sarà troppo facile etichettare con i riferimenti al miglior Springsteen o alla tradizione un po’ southern e un po’ alternativa che attraversa trasversalmente i gruppi USA. Ho la conferma che i Counting Crows sono profondamente diversi dal resto della scena contemporanea, rimanendo comunque fortemente aggrappati ad una vena creativa che permea tutte le 14 tracce di "Saturday Nights And Sunday Mornings". Non deve trarre in errore l’inizio rabbioso di “1492”: attenzione, il cuore del nuovo disco dei Counting Crows è ben saldo in pezzi come “Cowboys”, “You Can’t Count On Me”, “Hanging Tree” e “Insignificant”. Ma il capolavoro i Counting Crows lo compiono con “On A Tuesday In Amsterdam Long Ago”, struggente pezzo dove il pianoforte si sposa con la spasmodica drammaticità della voce di Adam Duritz, unica nel suo genere, finalmente tornata a vibrare ad altissimi livelli.
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03/04/2008 -
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