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Tricarico
Giglio
2008
Sony BMG
di Francesca Sacerdoti
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“Giglio” è il titolo dell’ultimo album di Francesco Tricarico; un fiore che tra i suoi significati annovera anche quello di “purezza” cede il suo nome e riconduce immaginariamente l’occhio e soprattutto l’orecchio ad armonie pure, libere da eccessi o virtuosismi stilistici. I suoni sono prevalentemente acustici per un album dalle atmosfere chiare, nitide con richiami molto spesso evidenti ai più classici e storici autori della tradizione musicale italiana come si ascolta in “Cosa vuoi adesso” riconducibile ad un Battisti ed “Il mio amico” con tempi e melodia alla Celentano. Forte e chiara la presenza di una sicura componente autobiografica nei testi di questo terzo lavoro di Tricarico che ci accompagna tra sogni, realtà e necessità esistenziali che lasciano sempre spazio ad una traccia di malinconica visione sul mondo e sulla vita. Molto bella è la ballata “Eternità” che con romantica devozione accompagna la mente ed il cuore in un racconto d’amore eterno giurato, sussurrato, l’amore reciproco che ognuno nel suo profondo sogna (ed è bello farlo!) ma che appartiene al mondo dell’immaginazione e che lascia comunque uno spiraglio possibilista al cuore. Dall’amore si passa poi, con forte incisività, ad un’analisi profonda ed attenta sulla quotidianità del rancore umano riconducibile ad un passato personale di ciascuno segnato da dolore e violenza che sfocia però in una esortazione a riprendersi una vita; e così in “Un’altra possibilità”, quarta traccia dell’album, si ascolta “...piangi vendetta di vittima... capito ora basta dolor perché – c’è sempre un’altra possibilità ...perché c’è sempre ancora un'altra possibilità”. Tra racconti e parole che scrutano i moti dell’animo Tricarico trova spazio anche per canzoni dal sapore più dolce e digeribile come “Pomodoro” e “Fili di tutti i colori” ma con sottile vena ironica è in grado di cogliere, anche in questo caso, velate sfumature di quelle umane apparenti ed innocue ossessioni di status e necessità che dominano la mente discutibile dell’uomo del XXI secolo come in “Oroscopo”. Non si vogliono dimenticare, anzi tutt’altro, due testi che, come un inno che giunge dal profondo dell’animo, urlano al mondo la sconfinata necessità e bellezza del vivere, la contrapposizione tra una libertà intensa ed interiore e lo scontro diretto con una realtà regolata da schemi politici, economici e consuetudinari che creano quelle contraddizioni complesse che agitano lo spirito di chi riesce a sentire al di là di quegli schemi imposti da altri, gabbia dorata costruita da burocrati che riducono la vita ad una pratica da chiudere; si parla qui di “Vita Tranquilla” e “Libero”, bellissime!
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09/04/2008 -
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