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Cristina Donà ci ha sempre abituato a lavori di altissimo spessore musicale, abbinando la bellezza sognante dei suoi testi ad una certa sperimentazione musicale. In questo suo nuovo album, però, la cantautrice milanese decide di dare un’impronta molto più delicata e morbida al suo lavoro, con dieci canzoni semplici, raffinate, ironiche e intimiste. A quattro anni da "Dove sei tu" e a tre dall’album in inglese, una delle cantautrici più eclettiche e interessanti del panorama italiano torna con “La quinta stagione", un disco compatto e coeso, poco meno di 40 minuti di musica densa e sognante. Una Donà più matura, capace di scrivere soprattutto belle canzoni. Lasciando un po’ in disparte le sonorità rock e alternative degli esordi – mantenute però dal vivo. L’impianto è piuttosto classico, così come l’arrangiamento delle canzoni e la loro durata. Non è certo un male, anzi. Questo nuovo disco della cantautrice è un percorso leggero ed emozionante nei lati più nascosti della sua anima. Un disco che però sorprende per la sua semplicità. Le dieci canzoni – tutte molto riuscite, tutte potenziali singoli – si susseguono l’una dopo l’altra seguendo lo stesso, lungo filo delle sensazioni personali. La traccia di apertura, “Settembre”, è un chiaro esempio della raffinatezza della sua musica, della magia trasognante dei suoi testi (“è tempo di imparare a guardare /è tempo di ripulire il pensiero / è tempo di dominare il fuoco / è tempo di ascoltare davvero”). Un piccolo gioiello d’apertura. “Universo” è sicuramente una ballata più commerciale. Orecchiabile e radiofonica, impossibile non canticchiarne il ritornello dopo il primo ascolto (“dentro una vertigine che danza / e ci porta al di là del tempo / sino a ritornare sulle labbra / l'incanto è lo stesso / perché niente è cambiato / anche se tutto è diverso”). “L’eclisse” è un episodio che lascia maggiore spazio alle chitarre elettriche e ai virtuosismi vocali (“Nel caso un giorno il cielo esplodesse / tu mi terresti le mani calde / almeno sino a quando il peggio sarà passato?”), mentre forse la canzone più bella è “I duellanti”, con tutta la carica del suo giro di chitarra e la sofferta storia d’amore raccontata nel testo (“Cosa sono quei fiori stretti nella mano fredda /fredda come questa sera che ci scruta nella stanza/ nella stanza dei ricordi dove tu sei ritornato per portarmi le tue scuse e un inchino riverente”). Il disco scivola via compatto e omogeneo, tra l’eleganza di “Migrazioni” e la dolcezza di “Come le lacrime”, la virata rock e inaspettata di “Niente di particolare” (“Ma non c'è niente di particolare / a parte il fatto che mi manchi”) e il fascino underground della melodia di “Laure (il Profumo)”. A chiudere il disco l’ironia entusiasmante di “Non sempre rispondo” e l’emozione sul filo del rasoio di una canzone semplice e intensa come “Conosci”. Un disco intimista ed emozionante, quest’ultimo della Donà. Senza sbavature, diretto, va dritto dritto al cuore. Un album che forse spiazzerà i fan della prima ora, abituati a toni più pesanti e alternativi (che comunque vengono spesso mantenuti dal vivo). In realtà, si tratta di un lavoro che mostra la maturazione definitiva della Donà, una donna capace di regalare come poche altre nel panorama italiano pure emozioni in musica, sia con dischi energici che con episodi, come questo, poco rock e molto riflessivi.
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