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Dogo Gang
Benvenuti nella giungla
2008
Produzioni Oblio
di Michele Cavagna
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Finalmente fuori “Benvenuti nella giungla”, attesa compilation a nome Dogo Gang: dico subito che non è facile per me scrivere questa recensione...io supporto il Dogo e ho adorato “Vile Denaro”; più di recente ho riconosciuto l’ottimo livello dei dischi di Vincenzo e (personalmente soprattutto) Montenero. Perché allora non è facile? Perché, a conti fatti e con tutta la benevolenza che viene dall’essere un fan, devo riconoscere che mi aspettavo molto di più da questo lavoro. Non è assolutamente un flop ma è un disco che non decolla, tra gemme isolate, occasioni mancate ed episodi piuttosto scentrati: perché quando a fine tracklist arriva la rielaborazione in chiave jazzy-lounge-exotic di “Puro Bogotà” (qui ribattezzata “Puro Medellin” e con parte del ritornello modificata) mi trovo a riconoscere che è una delle cose più interessanti di questo disco? C’è qualcosa che non va: è l’album della Dogo Gang al completo! Come può spiccare così un remake?? Forse perché conosco già le parole? Eppure, mentre “Puro Medellin” è una rielaborazione davvero interessante, non posso fare a meno di trovare “Con più soldi in testa” inferiore alla versione che conosco come “Con i soldi in testa” da “Unlimited Struggle”... “Benvenuti nella giungla” comincia forte: “Dogograma Intro” è un ottimo inizio. Segue la title track che non delude: beat duro e arrangiamenti aggressivi su rullante micidiale. “Dogologia” invece suonava meglio nella versione che ha preceduto l’uscita di questo disco e che si può ascoltare su “Ministero dell’inferno”. Il riff di synth di “Dogo Gang controlla” lascia un po’ il tempo che trova, così come il ritornello un po’ “alla frangetta”. “Any way I can” – con le buone partecipazioni di Karkadan e Duke Montana – è davvero ottima, niente da dire. “Giorno sacro” è francamente imbarazzante e non è questione di essere tifosi di calcio o meno: questo è un disco e come tale va giudicato; la cantilena tipo marines/hooligans del ritornello - sia essa un vero coro da stadio o meno - è una delle cose più impresentabili che siano mai uscite dalla famiglia del Dogo. Niente contro Ted Bundy che si disimpegna con un flow più che buono ma che non riesce a risollevare un pezzo nato male. “Italia 90” colpisce nel segno: breve, secca e davvero efficace – e poi c’è l’imperdibile featuring di Emi lo zio! “Ragazza chic” continua un po’ il discorso aperto su “Vile Denaro” con “La Chiave” ma è inevitabilmente inferiore ed esagera un po’ con l’effetto vocoder sulla voce del ritornello. “Figlio di un dio minore” conferma tutte le impressioni positive che lasciava “Milano Spara”: base drammatica ed interessante su cui Montenero funziona a meraviglia; all’inizio del ritornello, però, Guè invoca la “maria narcotica”, che con Montenero c’entra come Nelson Mandela ad un convegno del Ku-Klux Klan. Dettagli? Non so... io, da ascoltatore, sento attrito fra quelle parole ed il resto delle liriche. “Hai comprato la...” è l’ennesimo pezzo sulla coca ed ha un ritornello originale ma che lascia un po’ basiti (più che basati). “Libro senza cuore” (già sentita online) è un buon pezzo ma, con i featuring di Ensi e ‘Nto, era lecito aspettarsi qualcosa di più. Insomma, se al microfono i singoli membri si confermano sui loro livelli, l’effetto generale che lascia l’ascolto di “Benvenuti nella giungla” è quello di una certa incompiutezza o comunque della mancanza di un bilanciamento che faccia funzionare il disco davvero bene nel suo insieme. Peccato davvero per quello che doveva essere un discone e che invece è una prova un po’ opaca e sfuocata. Sia chiaro che tutto ciò che questa recensione contiene è inevitabilmente condizionato dai livelli eccelsi a cui Don Joe e soci ci hanno abituati in passato: stiamo parlando di una delle crew più interessanti d’Italia, non degli ultimi pischelli arrivati sulla scena. Le alte aspettative ci stavano tutte.
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18/04/2008 -
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