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Quarto album per l’ensemble di Manchester capitanato da Guy Garvey. Se il primo album segna il debutto di una band e il secondo il banco di prova, si dice che il terzo è la conferma più o meno delle sensazioni partorite all’inizio del cammino. Il quarto album diventa così (per chi ci arriva), l’esame di maturità, segnale di continuità o distacco, terreno di sperimentazione o rifugio sicuro per i fan. Nel caso degli Elbow ci troviamo nel mezzo. Niente di radicalmente differente dal passato, ma detto decisamente bene. Colpisce in primis la varietà e la qualità degli arrangiamenti. Varietà che, partendo dal presupposto che non tutti si chiamano Radiohead, rende amabilmente disomogeneo e variegato l’insieme delle undici tracce (12 sulla versione inglese). Si inizia con “Starlings”, appena accennata, per poi passare a “The Bones Of You”. Vagamente in stile dEUS, mischia elementi presi da ”Summertime” di Gershwin, giusto per nobilitarne l’animo. “Mirrorball” gode di una splendida sezione orchestrale: grandissimo tocco di classe che mette in risalto la melodia e soprattutto la voce sognante di Garvey. Chiamarlo “solo” indie rock mi sembra decisamente riduttivo. “Ground For Divorce”, primo singolo estratto dall’album, accentua le spigolature e appuntisce il suono, più grezzo, distorto, rifacendosi non poco ai BRMC. Detto fatto, ecco l’ennesimo cambio. “An Audience With The Pope” nasce agli antipodi, lenta e cadenzatissima. “The Loneliness Of A Tower Crane Driver” è uno dei pezzi migliori dell’album, per impatto e atmosfera, respiro e grandiosità. Un brano da band adulta, da musica da grandi. Regola vuole che si stupisca. “The Fix” è un gioco e nulla più, però decisamente divertente. Conclusione dell’album con “One Day Like This” (primo singolo per il mercato US, che non va certo a fare il paio con “A Night Like This” dei Cure…) e “Friend Of Ours”. E se la prima ha il sapore della grande conclusione, ciliegina sulla torta, “Friend Of Ours“ va considerata un pochino fuori dal contesto. Dedicata alla memoria di un amico scomparso, il Seldom Seen Kid del titolo, vista sotto questa ottica fa un certo effetto. In generale il giudizio su un disco di questo livello non può che essere decisamente positivo, se non entusiastico. Giudizio condiviso dalla maggior parte delle testate musicali europee. Personalmente lo ritengo uno dei migliori album che il 2008 ci ha fino ad ora offerto. Avanti il prossimo.
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