|
E quattro. Dopo quelle degli ultimi album di American Music Club, Stephen Malkmus e Bob Mould recensiti dal sottoscritto per Extra, ecco un’altra copertina orrenda che basterebbe a scoraggiare l’acquisto del Cd. Inoltre, il retrocopertina riporta una tracklist errata (un adesivo informa l’ascoltatore dell’ordine dei brani corretto). Qualche attenzione in più per chi è ancora disposto a sborsare quasi venti euro per un dischetto di plastica sarebbe lecito aspettarsela. Veniamo al contenuto. Giunto al terzo album dopo il godibilissimo Clean As A Broke-Dick Dog (1992) e il forse meno riuscito Electric Children (2000), il supergruppo Monkeywrench – in formazione: Tim Kerr (ex Big Boys e Poison 13), Tom Price (U-Men), Steve Turner (Mudhoney), Mark Arm (Mudhoney) e Martin Bland (Lubricated Goat) – torna a strapazzarci i timpani con una nuova raccolta di canzoni folgoranti. I cinque puntano su pezzi di grande impatto, ora caratterizzati da atmosfere cupe e claustrofobiche (Low On Air, tripudio di feedback e chitarre ululanti; Pray Til You Sweat, cover di una canzone contenuta nel fenomenale A Minute To Pray, A Second To Die dei Flesh Eaters di Chris Desjardins); ora più “accessibili”: That’s What You Get, che sembra una Come To Mind (dal repertorio dei Mudhoney) meno catatonica, suonata a 78 giri; He Stopped Loving Her Today, già reinterpretato da Johnny Cash in American III: Solitary Man, qui sfregiato dalle sei corde e sabotato da un basso che se ne va per conto suo. Purtroppo, il disco non è privo di cadute di tono: fedeli al loro titolo, Random #1 e Random #2 sono due fastidiosi riempitivi ingiustificabili, a metà strada tra lo spiritual e il cazzeggio musicale; On Your Arrival, venata di psichedelia, si sbrodola per quasi sei minuti, e anche Open Your Arms non convince appieno. Il resto dell’album, però, rimane di ottimo livello, offrendoci brani del calibro di Magic Tarp e Flashing New Dance Steps, stoogesiani fino al midollo, dell’onirica Crystal Brown Vibrations, arricchita dalle note di uno xilofono, e di Levitation, rilettura di una composizione dei 13th Floor Elevators con tanto di synthjug. Il prossimo Cd ce lo faranno attendere altri otto anni?
|