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Non è di molte settimane fa la recensione di “Ministero dell’inferno”...comunque non abbastanza da farmi dimenticare che i primi nomi citati (non a caso), tra gli affiliati degni di nota, erano proprio quelli di Benetti DC e Mystic 1... a volte ritornano, te li ritrovi nello stesso progetto e come bonus ci aggiungi pure DJ Demis, che rilascia una prova francamente impressionante per compattezza, originalità e qualità del grumo sonoro che riesce a creare. La bottiglia della copertina è un’ottimo emblema tematico e metaforico di ciò che offre il marchio romano Jagermasterz: alcol come tema dominante (sia reale che simbolico) e colori acidi e malsani. Cosa c’è in quella bottiglia? Non è importantissimo ma ci si può vedere la “lenta” birra così come il “veloce” assenzio: non è importante ma neanche trascurabile. Come si diceva sopra, l’ambientazione sonora fornita da DJ Demis merita sicuramente qualche parola a sé: c’è un qualcosa che ricorda la galassia Def Jux ma va detto che viene tenuto sotto un costante controllo minimale ed evita le derive più pretenziose e stancanti che caratterizzano alcune prove di El-P e soci. Il suono è cupo e claustrofobico ma risulta scorrevole e molto adatto ai contenuti di smarrimento esistenziale di cui sono impregnate le liriche di Benetti e Mystic. I testi parlano di come si possa sopravvivere all’esistenza, al “semplice” e puro essere: c’è la consapevolezza che bere ed “assumere” non siano soluzioni ma lenitivi ed antidolorifici bugiardi. L’alternativa non sembra però esserci e, dal buon guest di Noyz Narcos, arrivano parole che ricordano il Metal Carter della schiavitù forzata ai farmaci: “senza non ce la faccio”. Il tema del reggere il fatto di essere al mondo è senz’altro centrale e, seppur vago, è certamente comprensibile alla maggioranza degli ascoltatori potenzialmente interessati a questo progetto. Il livello al microfono (o dovremmo dire “al Neumann”) è ottimo da parte di entrambi gli MC che, di pezzo in pezzo, si contendono lo scettro per la strofa migliore: le due voci sono piuttosto simili e questo potrebbe inizialmente confondere gli ascoltatori che li conoscono poco; in realtà sono due rapper ben diversi e garantiscono soddisfazione per palati abbastanza variegati. L’equilibrio ed il bilanciamento tra produzione e rap è davvero mirabile ma viene “sporcato” da troppi ritornelli cantati piuttosto fuori luogo: a parere di chi scrive questo aspetto indebolisce parecchio il disco, paradossalmente soprattutto quando il ritornello viene affidato a cantanti veri e propri (Nanà in “Punto” è forse quella che suona più organica al resto); se proprio cantato dev’essere, la situazione è migliore quando a cantare sono i soli Jagermasterz (“5 bucks per un sorriso”, “No acqua”, “Ali di cera”...) ed il tutto rimane, per così dire, più coerente alla natura di quello che è davvero questo gruppo - con l’eccezione di “Ora Noi”, dove il ritornello “massacra” letteralmente un buon pezzo. Riascoltando il disco per trovare degli highlights risulta davvero potente la prova di DJ Demis: le produzioni sono tutte di ottimo livello e passa la voglia di segnalare alcuni pezzi sugli altri; complimenti davvero! Interessante anche l’“Outro”, che sembra un po’ una versione audio della copertina di “Sgt. Pepper’s...” dei Beatles: shout-outs a decine di nomi affastellati da decifrare e riconoscere, come la ressa di volti sulla copertina di quel disco. Per quanto riguarda, invece, esempi di ritornelli cantati che snaturano in parte i pezzi, possiamo citare “Ora noi”, “I ragazzi stanno bene” e “Ogni giorno”. Va detto anche che la tracklist vola via un po’ in fretta: tolte intro, outro e remix di “No acqua”, rimangono solo 30 minuti. Visto il voto comunque alto che l’album riesce ad ottenere, aumenta il rimpianto per ciò che questo disco avrebbe potuto essere con una gestione più oculata di certe parti melodiche. In ogni caso un ottimo lavoro da un gruppo davvero molto interessante.
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