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ULed, la versione dialettale di, cito dalla penna dell’autore, “Il led, non U2 letto all’inglese”. Ecco che le prime canzoni nascono per lo più in inglese e napoletano. ULed è Ettore Vivo, cantautore nostrano di evidente struttura musicale e tanti buoni intenti: elettronico e calore meridionale. Parlando dell’ultimo e secondo album “Col Dito Puntato” il genere che salta all’occhio è rap-dub, sulla linea elettronica ambient gli incipit sono buoni, non ci dovrebbe essere il parlato barra cantato, un po’ stonato, ritmo non proprio azzeccato: ecco lo stile delle rime. Liriche scontate e concetti pseudo sovversivi e accusatori ancora più scontati rovinano l’esperienza musicale tutto sommato bella, ascoltabile, diversificata e anche ballabile a volte. I testi sembrano fiere del luogo comune, l’ascoltatore rimane perplesso perché tutte le canzoni iniziano così bene, così carine, mix originali di stili ambient e hip vengono abbattuti, appiattiti dalla voce. Sarà l’abitudine di sentirne troppa, ma l’autocommiserazione italo-cantautoriale ha stufato, puntare il dito è da sempre maleducazione dopotutto. Così un album che alla fine, ma anche dall’inizio, promette bene dal punto di vista sonoro scade nel solito. Anche perché per fare protesta socio-politica sei Jay-Z o stai nel ghetto. La via di mezzo Eminem? Non proprio, già lui è unico nel genere. Si può fare un Jovanotti perché il rap-pop italiano è così, non è nemmeno serio fare il rapper alla 50 se non hai ricevuto almeno una ferita da arma da fuoco. La verità farà anche male come un colpo di pistola, e non è che si elogia l'uso della forza armata, è il background che cambia e per il rap l'appartenenza è tutto. Confuso? Ecco cosa succede quando la musica non è match per la cultura target, non importa quanto ben o mal fatta s'intenda. L'Italia è ancora un paese per vecchi, i giovani vedono il rap per attrarre pupe, casomai si denuncia la prima di reggiseno. L’elettronica buona è più di ghetto del rap delle origini, bene l’ensemble in teoria ma la pratica poco ascoltata. In certe canzoni sembra di ascoltare la versione Alvin and the Chipmunks dei Tiromancino, però sito web e myspace sono eccellenti, quasi sufficienti a riscattare l’amaro che questo album lascia in bocca per le tante piccole imperfezioni. Un 8 al sound, 9 alla presentazione e un insufficiente di incoraggiamento alla lirica: ULed dovrebbe trovarsi un cantante, meglio una e sarebbe a posto.
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