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Primo lavoro sulla lunga distanza per Matt Manent, MC brianzolo già apprezzato nel 2005 con il buon EP “Dedalo” in compagnia di DBsk. “Palestra di vita” lo conferma come ottimo MC in grado di intrattenere come di fare riflettere: ineccepibile tecnicamente e dotato di un buon flow dimostra anche un’ottima capacità di scrittura fatta di sostanza esistenziale e di intensità consapevole. Caratteristica peculiare e distintiva della sua provenienza è la pronuncia particolarmente aperta della vocale “E”, elemento probabilmente estremizzato anche per scelta artistica, che necessita di un po’ di tempo perché l’ascoltatore vi si abitui. Dall’ascolto di questo disco risulta evidente un grande lavoro di testa, di penna e di selezione delle strumentali: “Palestra di vita” è tutto fuorché un disco buttato lì in due minuti. Le tematiche sono quelle che caratterizzano la vita di un ragazzo: i progetti, i sogni, le speranze e le inevitabili frustrazioni che però vengono qui trasformate in ulteriori spinte ad andare avanti. Un’attitudine positiva e battagliera caratterizza gran parte di questo lavoro dove si fondono riflessioni, considerazioni sulla vita e slanci poetici di un certo livello. Qualcuno potrebbe vedere dell’eccessivo buonismo in qualche lirica ma questo è dovuto all’attitudine perlopiù conscious di Matt ed anche al fatto che voce ed intenzione ne svelano – o ne lasciano intuire – la natura di bravo ragazzo che nulla ha a che vedere con certi stereotipi più tipicamente street o nichilisti. Attenzione, però, a non vedere buonismo gratuito ovunque non ci sia un’impronta appunto nichilista o immediatamente collegata a situazioni limite: alla fine, la vita della stragrande maggioranza di tutti noi scorre tra banali giornate fotocopia e sogni ad occhi aperti che logorano silenziosamente e lentamente chi li fa; ci vuole coraggio anche per parlare di questo, senza bisogno di droga o armi. Dopo l’Intro, che mette in guardia ascoltatori ed artista sulle “botte” che la vita può riservare, Matt spara subito due forti ed esplicite dichiarazioni d’intenti con “In piedi” (prodotta dal “socio” DBsk) e la bellissima title track magistralmente prodotta da Jack The Smoker – che beat! “Aria e fumo”, impreziosita dall’ottima voce soul di Federica, ammorbidisce molto l’atmosfera con un beat soul-jazz di Michel che ricorda certe produzioni calme della tribù chiamata Quest. Il piglio deciso del disco viene ripreso con “+39 Mascalzoni latini” (prodotta dal rumeno Jupiter), dove troviamo anche le voci arrembanti dei Duplici, e con “Knock Out” (beat del tedesco Shuko). Matt conduce da anni il popolare programma radiofonico Street Beat ed un immaginario “Fuori onda” diventa qui uno skit: lui e i colleghi parlano di quanto la situazione dell’hip hop in Italia sia triste ed arretrata. “Bruciamo vivi” è un’intensa e sentita produzione di Jupiter e rappresenta certamente uno dei migliori pezzi del lotto. In “Indivisibili” torna il tocco morbido di Michel ed infatti, oltre a Kaso, troviamo anche il featuring di Maxi B. Matt sa scrivere ma sa anche usare il microfono molto bene: “Da matti” è una dimostrazione di tecnica e velocità al fulmicotone su un beat aggressivo di Jack; sono necessari parecchi ascolti per cogliere pienamente le liriche delle strofe. “Strettamente personale”, costruita da Jack intorno ad un bellissimo campione soul, vede Matt ringraziare i propri genitori per non avergli mai fatto mancare tutto l’affetto di cui ha avuto bisogno crescendo: banale? Chiedetelo a chi, dei propri genitori, ricorda solamente le urla ed i litigi. In “Impossibile nascondersi”, sempre ottimamente prodotta da Jack, ritroviamo un ottimo MC come Palla in compagnia di Hego. La claustrofobia che prova un amante della musica hip hop in Italia porta Matt a realizzare, verso la fine della tracklist, un pezzo in 5 differenti lingue: “Universal Speaker” (prodotta da DBsk) presenta una strofa a testa per inglese, francese, spagnolo, tedesco ed infine italiano; esperimento sicuramente riuscito, che non suona pretenzioso e che denota anche un discreto coraggio. “Sono pronto” è un’outro a cappella con rumori indistinti sul fondo: dopo il percorso fatto nel disco Matt tira le fila del discorso e si dichiara pronto... a partire? A vivere? Un rumore di chiavi chiude la traccia e, idealmente, un viaggio interiore, ma ne apre un altro, anzi, infiniti altri. C’è anche un PS, come nelle lettere: “Ovunque tu sia” si rivolge, su un chillatissimo loop soul di Eko 121, ad un’ipotetica compagna ideale che da qualche parte forse c’è: in tema e adatto all’atmosfera il featuring di Alessio Beltrami. “Palestra di vita” è un ottimo disco, impegnato ma non pesante, riflessivo ma con degli ottimi spigoli funky, che non fanno mai male. Soprattutto un lavoro di grande qualità. Qualcuno forse lamenterà l’assenza di una cattiveria e di un cinismo maggiori ma: 1- non sono elementi obbligatori sempre; 2- il mondo è bello perché è vario. Buon ascolto.
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