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Gli Aiden, cinque ex-scapestrati di Seattle (la città, per chi l’avesse dimenticato, che ha dato i natali a Pearl Jam e Kurt Cobain…), sono una di quelle band con cui non esistono mezze misure: o li si ama, di un amore che rasenta l’idolatria, o li si odia, e chi li odia quasi sempre li bolla come “circensi” o “emo” (genere musicale, moda e stile di vita caratterizzato da abbigliamento total black e spirito altrettanto funereo, che ultimamente sembra impazzare dappertutto, anche se nessuno, nemmeno chi scrive, ha veramente ben capito di cosa si tratti). Quel che è certo è che WiL Francis & Co., nonostante una carriera ancora agli inizi, in un lasso di tempo brevissimo sono diventati una delle migliori live band in circolazione sui palcoscenici internazionali, e, almeno nel Regno Unito e negli USA (nella Penisola sono ancora poco conosciuti), un fenomeno delle proporzioni di quella che è stata in Italia la recente invasione delle emo-core band, quali 30 Seconds to Mars e soprattutto i portabandiera del genere, i My Chemical Romance. Le esibizioni degli Aiden sono garanzia di spettacolo e divertimento, come ha dimostrato anche la recente data milanese del World by Storm Tour; WiL ha acquisito una padronanza della scena degna di un veterano e il gruppo ha uno splendido rapporto di vicinanza e apertura con i fans. L’ultimo lavoro, “Conviction”, dimostra tuttavia una notevole astuzia commerciale da parte della band. L’estetica gothic/horror punk rimane, soprattutto nei video, la cifra distintiva degli Aiden, e loro sembrano sempre usciti da un film di Tim Burton. Ma il quintetto ha compiuto una brusca virata rispetto al disco d’esordio “Our Gangs’ Dark Oath”, vicino alle sonorità hardcore. WiL Francis, parlando di “Conviction”, ha descritto il concept che sta dietro l’album come “l’amore per il proprio lato oscuro, che prima o poi finisce per distruggerci…La sensazione che tutto ti stia crollando addosso, e l’unica cosa che puoi fare è riderci su...”. E come non risentire in queste parole Robert Smith, il poeta visionario dei Cure che, parlando della meravigliosa favola dark di “Disintegration”, la spiegava come un’emozione che si amplifica fino a diventare intollerabile, a deflagrare disintegrando tutto ciò che sta attorno? D’altronde, la svolta stilistica degli Aiden, ampiamente preannunciata nel secondo lavoro “Nightmare Anatomy” (nettamente meno aspro e più “facile” rispetto al suo predecessore), è decisamente in odore di Cure, Joy Division, Marrillion: l’oscurità rimane, ma è in qualche modo esorcizzata da melodie orecchiabili, quasi pop (vedi “Teenage Queen”, “She Will Love You”, “One Love”, immediate e facili da canticchiare dopo pochi ascolti). Quanto dietro a questa evoluzione ci sia una svolta commerciale, resta da vedere: dipenderà anche da quanto gli Aiden saranno capaci di mantenere la genuinità e l’energia live che li ha resi una delle band più iconiche tra le nuove leve del rock.
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