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Largo ai giovani: si potrebbe sintetizzare così il debutto dei Black Tide, quattro adolescenti (il cantante ha solo 15 anni e i tre musicisti sono tutti sotto i 20...) di Miami, Florida, nuovi bimbi prodigio dell’hard rock. La band si forma nel 2004, ovviamente, come lascia presupporre l’età dei componenti, sui banchi di scuola, luogo che i quattro simpatici enfants terribles ammettono di aver frequentato con assai scarso profitto, avendo come interesse primario la musica. La gavetta è uguale a quella di milioni di altre high school bands, sia nostrane che d’oltremanica o a stelle e strisce: suonano nei pub, alle feste, show e festival locali. Presto però per i Black Tide arriva quel colpo di fortuna che tutte le giovani aspiranti rockstar aspettano, a volte per anni: un talent scout della Atlantic li nota e gli offre un contratto. Il rapporto discografico dura poco, ma nel frattempo il quartetto si è fatto conoscere negli ambienti che contano, e infatti di lì a poco a metterli sotto contratto è la Interscope, a cui sono stati segnalati da un dirigente Emi. Incidono il singolo “Shockwave”, grazie al quale guadagnano la rotazione su Mtv. Dopo poco più di due anni, ecco finalmente “Light From Above”: un disco su cui vale la pena di spendere qualche parola prima di liquidarlo come “l’album di un gruppo di quindicenni”. In realtà, di parole sui Black Tide e sul loro promettentissimo debutto, la critica ne ha spese già fin troppe: i recensori e i network specializzati hanno gridato al miracolo, evocando Iron Maiden, Metallica, Megadeth, insomma mezzo empireo del rock, per descrivere questa “marea nera” che si è abbattuta sulle classifiche mondiali; diverse pubblicazioni tradizionalmente considerate opinion leaders del settore, Revolver Magazine in testa, si sono sbilanciate per elogiare la loro miscela di hard rock anni 80 e calore della Florida. La prudenza e le politiche attuali dei mercati discografici suggeriscono di rimandare i fuochi d’artificio. I Black Tide per adesso fanno della buonissima musica, sono giovanissimi e hanno tutto il tempo di crescere. Sicuramente non siamo di fronte a una risposta a stelle e strisce ai Tokio Hotel (non risulta, infatti, che i Tokio Hotel siano mai stati chiamati ad aprire i concerti di Ozzy e degli Avenged Sevenfold). D’altra parte i motivi per seguirli con interesse, ma senza sbilanciarsi, ci sono tutti: il dato anagrafico e la conseguente inesperienza, che li espone a strumentalizzazioni più numerose (e pericolose) rispetto a colleghi più navigati; l’imponente promozione pubblicitaria e mediatica che ha accompagnato l’uscita dell’album; un songwriting che pecca ancora di ingenuità. Nel sound dei Black Tide sono facilmente rintracciabili i colori caldi e solari del buon vecchio metal “old school”, quello degli Iron Maiden e dei primi Def Leppard, dei cori epici e degli assolo lunghi e articolati: ascoltate “Warriors Of Time”, per esempio, ma scoprite anche “Enterprise”, “Black Abyss” (a mio giudizio la track migliore del disco), la title track e il singolo di lancio “Shockwave”, che apre l’album con ritmo e mordente. Non convince completamente, invece, l’omaggio ai Metallica, “Hit The Lights”. Ma forse dipende dal fatto che Gabriel Garcia non è, o per lo meno non è ancora, James Hetfield. Oggettivamente parlando, “Light From Above” ha una “heaviness” e una grinta che gli amanti del rock e del metal presumibilmente saluteranno come una piacevole boccata d’aria fresca, tanto più alle porte di un’altra estate torrida e di un altro annunciato tsunami di tormentoni da spiaggia/ discoteca/ hit parade/ villaggio vacanze, da cui il metallaro medio si difende facendo provvista di CD e schermandosi con gli auricolari. Per dire se siano veramente il futuro del metal, è ancora troppo presto; e, soprattutto, ricordiamoci che in giro - per fortuna - ci sono ancora parecchi “vecchietti” in grado di fare le scarpe alle nuove generazioni che avanzano (uno per tutti, i Metallica, in uscita con un album di inediti probabilmente in autunno). Per adesso, per quanto riguarda i Black Tide, il consiglio è quello di tenerli in considerazione senza investirli di aspettative che hanno fatto deragliare tanti talenti prima di loro. I ragazzi promettono benissimo, speriamo che non si perdano per strada.
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