|
Il frontman Matthew Tuck aveva assicurato, all’uscita di “Scream, Aim, Fire”, che l’album sarebbe stato più duro e più vicino al thrash metal, rispetto a “The Poison”, classificabile come un buon disco metalcore con echi anni’80. Ebbene, l’impressione generale è che, almeno per questa volta, il thrash metal sia rimasto fermo ai blocchi di partenza. Sia chiaro, questo nulla toglie al buon lavoro fatto anche questa volta dai quattro scatenati gallesi Bullet For My Valentine; tuttavia, come molte altre band d’oggigiorno, i BFMV sembrano non riuscire a liberarsi da una sorta di sdoppiamento della personalità, che li porta ora ad ispirarsi dichiaratamente a mostri sacri del calibro dei Metallica (come dimostra anche l’ottima cover di “Welcome Home”, inserita come bonus track in un’edizione limitata di “The Poison”), e poco dopo a correre ai ripari strizzando clamorosamente l’occhio al rock melodico, finendo per somigliare più ai Goo Goo Dolls prima maniera che ai Metallica. A dimostrarlo, anche questa volta, c’è una netta cesura, rintracciabile in “Scream, Aim, Fire” come in “The Poison”, tra brani heavy e rabbiosi al punto giusto, che viaggiano velocissimi tra assolo e riff indiavolati (folgorante e di grande pregio tecnico la title track e a seguire “Eye Of The Storm”) e altri sorprendentemente dolci o addirittura melanconici (“Say Goodnight”, “Forever And Always”, la super-radiofonica “Hearts Burst Into Fire”). Sul fronte strettamente tecnico, Matt, Padge, Jay e Moose hanno lavorato moltissimo sulla musica, sulle melodie, sugli arrangiamenti, e si sente; sono migliorati come musicisti, e il growl di Matt che fa da contrappunto al cantato, molto più presente in questo secondo lavoro, funziona sempre. Devono, però, maturare ancora dal punto di vista del songwriting, e, soprattutto, sbarazzarsi dal timore di esprimere pienamente ed inequivocabilmente la loro vocazione di heavy metal band. “Scream, Aim, Fire” è un disco godibilissimo sotto molti aspetti, e forse è un bene che gli ascoltatori italiani inizino a conoscere il gruppo con un album che può essere apprezzato da un pubblico più ampio, e non solamente dai “puristi” del genere (“The Poison” era passato quasi inosservato da noi); ma in patria il quartetto può già contare su un granitico esercito di sostenitori, che vedono in questa band il futuro del metal: non sarebbe giusto farli aspettare ancora.
|